ITALIA REALE - mensile di politica, cultura e informazione

ILLUSIONI BARBARICHE: SIPARIO SULLA LEGA NORD


autore: 
Gianmarco Cerotto - Riccardo Diego Caulo

È passato l’inverno (quello delle stagioni, non certo quello politico) e si può registrare il ritorno dell’Ici, ora Imu (tanto per farla sembrare diversa); senza contare gli aumenti di benzina, Irpef e altre tasse varie.
La sostanza però non cambia: i burocrati strapagati, i parlamentari ed affini sembrano essere indenni mentre per la classe media il discorso è sempre diverso.

In mezzo a questa perturbazione, di presunta origine atlantica, la presenza del Prof. Mario Monti a Palazzo Chigi conferma il fallimento conseguito dalla classe dirigente il cui tempo è ormai scaduto; in particolare per la Lega Nord la quale, negli ultimi tempi, è stata travolta dagli scandali di corruzione e giro di soldi.

È proprio il caso di dire che la Lega si è arenata: non se ne vedono molte, ma si presenta come una trota spiaggiata.

Rendiconti irregolari dei rimborsi elettorali, tentati investimenti di fondi in Tanzania e Cipro, denaro del partito usato per pagare le spese dei familiari di Umberto Bossi; come da inchiesta, nella cassaforte del tesoriere della Lega Francesco Belsito è stata sequestrata dai carabinieri del Noe e dalla Guardia di Finanza una cartella con l’intestazione “The Family”, prova delle elargizioni ai familiari del noto esponente politico; documentazione di un’indagine che vede impegnate tre Procure i cui atti del fascicolo, nello specifico, sono analizzati dai Pm di Napoli (le carte sono agghiaccianti: una fattura del dentista, due bonifici alla moglie Manuela, spese sanitarie di Sirio Bossi , le multe di Renzo. ecc.).

La bufera porta Umberto Bossi, il 5 aprile 2012, a rassegnare le dimissioni da segretario della Lega definendole irrevocabili.

Come ogni buon messia Bossi senior pensa prima all’idea e poi a sé stesso; peccato che la trasparenza fosse uno dei punti chiave delmovimento,più volte presentato dai suoi esponenti come “puro”, per questo c’è ben poco da salvare.

Tra le altre cose, per una compagine che vedeva nella persona di Bossi il cardine, la fine di un’esperienza è ormai segnata nonostante il Senatur precisi (la sera delle dimissioni, in un’intervista rilasciata a “La Padania”): “il fatto che io abbia dato le dimissioni non vuol dire che io scompaia.
Se lo scordino”.

La novella Lega è retta da tre personaggi di spicco: Maroni, Dal Lago e Calderoli; l’aspetto interessante da rilevare è che il ricambio al vertice della Segreteria Federale mantiene le scorie che hanno condotto Bossi alle dimissioni, infatti, da ulteriori indagini, Roberto Calderoli risulta implicato nello scandalo.

Come sempre accade i leghisti promuovono le proprie idee dimenticando uno o più ingredienti indispensabili; basti pensare alla presunzione di creare un proprio governo in Italia che, di fatto, si propone di gettare l’Italia nella pattumiera.

Il 10 aprile 2012, in sintonia con questo modo di pensare, durante lamanifestazione dell’“Orgoglio Padano” tenutasi a Bergamo, i militanti, provvisti di scope,hanno dimenticato a casa il detersivo per pavimenti e i prodotti specifici; per togliere le incrostazioni come Calderoli ci vuol ben altro che una spazzata.

All’indomani del terremoto all’interno della Lega l’ultimo quesito“che teneva l’Italia sospesa” si è ormai risolto: riuscirà la compagine a fare da opposizione al governo Monti come con forza hanno più volte affermato gli esponenti delmovimento?
Riuscirà, quindi, a tenere alta la fiaccola della partitocrazia spicciola, di un malcostume che con fatica si tenta di archiviare?

La risposta è quantomai impietosa per i vertici e l’elettorato leghista.Dopo il lampo c’è sempre il tuono e in questo caso le prospettive della Lega si sono concluse “degnamente” con un
rumore altrettanto assordante; un tonfo sordo che ricorda a quanti ancora ripongono fiducia nella partitocrazia che presto o tardi scandali corruzione colpiscono tutti gli schieramenti.

È evidente che i leghisti, continuamente attenti alla prestanza del proprio membro, hanno guardato più alle parti basse che ai colpi bassi e aimaneggi orditi da esponenti di spicco (finanche il figlio del Senatur); o, semplicemente, fin quando erano nella maggioranza, i vertici hanno preferito chiudere gli occhi e, solo dopo la caduta e, con essa, l’illusione di poter cambiare l’Italia convertendola all’ideale della secessione, sono tornati ad occuparsi di temi scottanti.

È ironico e grottesco il contrappasso: un partito, un movimento che si è sempre fatto vanto dell’integrità e che inveiva contro gli sprechi della Capitale adesso cade sotto le percosse di quello stesso male che si proponeva di debellare.

Questa repubblica, d’altro canto,ha abituato i cittadini allo sfavillio degli slogan e alle ombre della realtà; toccato il fondo c’è sempre qualcuno “di spirito” che, armato di pala o semplicemente a mani nude, gratta il fondo nel tentativo di scendere ancora.

E' un Paese che sfoggia i propri insuccessi tra un plastico di BrunoVespa e un pungente sarcasmo delle testate d’opposizione, d’opposizione, spesso dimentiche dell’inconsistenza delle formazioni politiche di sinistra.

Questo avvenimento è il segno dei tempi: la caduta dei movimenti, la disgregazione interna è la perfetta metafora del cambiamento o, meglio, del desiderio di cambiamento che passa sempre da una stabilità e durata del governo Monti in antitesi con il fango a cui sin ora siamo stati abituati.

Ora è lecito chiedersi, in un momento di crisi come questo, diminuire in modo netto il finanziamento ai partiti perché dovrebbe essere un’idea demagogica?