I 62 anni della repubblica italiana hanno fornito occasione a taluni di sostenere che quella repubblicana fu una vittoria non inficiata da brogli e che rappresentò una manifestazione di maturità democratica del popolo italiano.
A parte il fatto che i brogli ci furono, e non soltanto in Alta Italia, tanto da capovolgere il risultato del referendum (non dobbiamo dimenticare che De Gasperi, allora Presidente del Consiglio dei Ministri, il 4 giugno 1946, scrisse di suo pugno una lettera a Falcone Lucifero, Ministro della Real Casa, dando per certa la vittoria della Monarchia sulla base dei dati in suo possesso), resta comunque il fatto innegabile che la vittoria repubblicana fu imposta e voluta dall’estrema sinistra forte di circa 9.000.000 di voti (4.204.701 comunisti e 4.606.509 socialisti), la quale si proponeva la comunistizzazione dell’Italia, così come era già avvenuto in molti Stati europei.
A questi 9 milioni di voti, secondo le calcolatrici di Romita, se ne aggiunsero altri tre, dei quali circa un milione del partito repubblicano (968.322), circa centomila della Concentrazione democratica repubblicana (91.960), e trecentomila del partito d’azione (326.066), per non parlare dei fascisti repubblichini che votarono per altre liste.
In altre parole, i voti che potrebbero essere definiti democratici non superarono il 15-20% del totale dei voti favorevoli alla repubblica.
A conferma di questa tesi ho esaminato anche i risultati elettorali del Piemonte nel 1946.
I voti a favore della repubblica furono 1.250.070.
I comunisti ebbero 445.976 voti ed i socialisti ne ebbero 599.425, pari complessivamente a 1.045.401.
I repubblicani (del P.R.I. e della Concentrazione democratica repubblicana) ebbero 31.313 voti e gli azionisti ne ebbero 43.775.
Anche in Piemonte i voti di matrice democratica a favore della repubblica furono soltanto 205.000 su 1.250.000, pari a circa il 15-16%!
L’abbattimento della Monarchia in Italia, doveva costituire il primo passo verso l’instaurazione di un governo di marca bolscevica, così come era avvenuto in Jugoslavia, Polonia, Germania Orientale, Ungheria, Bulgaria, Romania, ecc.
Se i piani socialcomunisti fallirono, non lo si dovette certamente alla sparuta minoranza di repubblicani di sentimenti democratici,ma alla maggioranza del popolo italiano, rappresentata dai monarchici, che dando il loro voto ai partiti moderati, ed in primo luogo dalla Democrazia Cristiana, consentirono la costituzione di forti governi di centro che furono in grado di fronteggiare le agitazioni di piazza e di estromettere i socialcomunisti dal governo.
Poiché la matematica non è un’opinione, questa tesi non può essere smentita da chicchessia.
Né possono valere le affermazioni di coloro che in buona o malafede sostengono che nel 1946 i comunisti ed i socialisti erano democratici.
Infatti non vi è dubbio che i comunisti dell’epoca fossero addirittura stalinisti e che i socialisti nenniani fossero i loro degni alleati, come dimostrarono ancora nel 1948, allorché si presentarono assieme nel Fronte Democratico Popolare; non va inoltre dimenticato lo slogan di Nenni:“o la repubblicao il caos”, che certamentenon può essere considerato un’espressione di spirito democratico.
E’ anche opportuno rilevare che fin dal lontano 1946 la direzione politica della Democrazia Cristiana ha svolto una politica in netto contrasto con la volontà del proprio elettorato.
Così è avvenuto per la scelta repubblicana, in contrasto con il voto monarchico della stragrande maggioranza degli elettori che hanno votato Democrazia Cristiana (dei quasi 8.000.000 di persone che votarono D.C. alla Costituente del 1946, per quanto visto, circa 7.000.000 votarono contemporaneamente per la Monarchia), e successivamente per la scelta del centrosinistra.
Mi pare pertanto che le manifestazioni celebrativedi questa repubblica siano fuori luogo.
Non possono vantarsene i repubblicani democratici, poiché la stragrande maggioranza dei voti a favore della repubblica fu data dall’estrema sinistra che certamente democratica non era.
Non possono vantarsene neppure i socialcomunisti di allora, i quali non riuscirono a trasformare l’Italia in una repubblica popolare, a causa dell’opposizione della maggioranza degli
Italiani che avevano votato a favore della Monarchia.
Così ancora una volta, nonostante tutto, la maggioranza monarchica,“sciolta dal giuramento di fedeltà al Re, non da quello alla Patria”(sono testuali parole di Re Umberto II), tenne fede ai propri ideali e facendo blocco attorno ai partiti anticomunisti di centro e di destra salvò l’indipendenza e la libertà della Patria, con buona pace dei pennivendoli falsificatori della storia, i quali oggi inneggiano alla repubblica democratica, con lo stesso entusiasmo con il quale avrebbero inneggiato alla repubblica popolare di marca comunista e come a suo tempo inneggiarono al fascismo.