mensile di politica, cultura e informazione

PANORAMA INTERNAZIONALE


autore: 
G.V.R.

Negli Stati Uniti ferve la campagna per l’elezione a novembre del prossimo Presidente. La contesa è tra i repubblicani (destra) che hanno come candidato alla presidenza l’eroe della guerra del Vietnam John McCain ed alla vicepresidenza Sarah Palin, governatrice dell’Alaska ed antiaborista, ed i democratici (centro-sinistra) che hanno come candidato alla presidenza Barack Obama, un quarantenne di colore che si professa cristiano, figlio di un musulmano, dotato di scarsa esperienza, ed alla vicepresidenza un senatore politico esperto, di religione cattolica.
Riteniamo che sia preferibile la vittoria di McCain, politico sperimentato e militare di alto livello, il quale da maggiori garanzie di condurre una politica decisa a difesa del mondo libero.
L’incognita invece è rappresentata da Obama, il quale ha sposato un’attivista estremista, che solo dopo la designazione del marito alla presidenza degli Stati Uniti, ha detto che per la prima volta si sentiva orgogliosa di essere americana! E’ evidente che una vittoria di quest’ultimo costituirebbe veramente un salto nel buio; egli infatti si era dichiarato favorevole al ritiro delle truppe americane dall’Iraq, che avrebbe lasciato via libera alle milizie islamiche ed a quelle del Baas, il partito di Saddam Hussein.
McCain invece ha sempre sostenuto l’intervento americano, che sta ottenendo grossi successi nella lotta contro la guerriglia, per cui si ipotizza dopo la vittoria ormai vicina e prevista nel giro di breve tempo, il prossimo ritiro delle truppe americane, che vengono progressivamente sostituite delle truppe dell’attuale Governo irakeno di Al Maliki.

In Afghanistan i reparti occidentali che combattono accanto a quelli del governo Karzai, incontrano sempre maggiori difficoltà nella guerra contro i talebani, i quali si sono rafforzati a seguito delle dimissioni del Generale Musharraf dalla Presidenza del Pakistan. Com’è noto i ribelli afghani hanno le loro principali basi e ricevono i rifornimenti nel Waziristan, territorio pakistano confinante con l’Afghanistan.

Inoltre il nuovo Presidente del Pakistan Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir Bhutto, ex capo del Governo e leader del P.P.P. (Partito popolare del Pakistan) assassinata l’anno scorso dai terroristi, è un politico molto discusso, già condannato a 11 anni di carcere per tangenti. Si teme a questo punto che il Pakistan, una delle poche regioni asiatiche munite di armi nucleari con la Cina, l’Indostan e la Corea del Nord, possa cadere in mano agli estremisti islamici che sono appoggiati da parte dell’esercito e dei servizi segreti.

Altro grave problema è quello del Caucaso.Un’offensiva delle truppe georgiane per la riconquista delle regioni autonome dell’Abkazia e dell’Ossezia del Sud, occupate da milizie locali filorusse, è stata respinta dall’intervento massiccio dell’esercito di Mosca, che ha occupato ampie zone della Georgia ed inflitto gravissime perdite al suo esercito.

Il parlamento russo ha approvato l’adesione delle due suddette regioni autonome, mentre Stati Uniti ed Unione Europea hanno espresso la loro solidarietà ed inviato aiuti alla Georgia. Si teme che Putin, attuale capo del governo russo e già colonnello del KGB, la polizia segreta sovietica, abbia intenzione di annettere alla Russia oltre all’Abkazia ed all’Ossezia del Sud anche la Georgia, l’Ucraina e la Moldavia.
Al fine di contrastare la politica di espansione russa si auspica una rapida adesione alla NATO ed all’U.E. di queste tre Nazioni.
Tuttavia è opportuno ricordare che in tempi recenti la regione autonoma del Kossovo, appartenente alla Serbia, grazie al massiccio appoggio militare degli Stati Uniti, si è resa indipendente, nonostante il parere contrario della Russia.
Per colpa degli Stati Uniti si è instaurato nel cuore dell’Europa uno staterello a maggioranza musulmana, dove operano trafficanti di armi e di droga, a parte il fatto che prima della massiccia emigrazione musulmana, il Kossovo era abitato esclusivamente da serbi di religione ortodossa, tanto è vero che vi si trovano tuttora i monasteri e le chiese ortodosse più antichi di tutta la Serbia, attualmente per la maggior parte devastati; i pochi rimasti sono protetti dalle truppe NATO.
Date le premesse era evidente che la Russia si sarebbe vendicata. Ed è quello che è puntualmente avvenuto.
A suo tempo avevamo dichiarato la nostra opposizione all’indipendenza del Kossovo, perché oltre che ingiusta nei confronti della
Serbia, avrebbe potuto innescare nuovi conflitti.
Va ancora rilevato che la Russia mentre sostiene di essere a favore della libera volontà dei popoli, persegue in Cecenia una politica di feroce repressione.