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Un milione e ducentomila Tibetani uccisi dai cinesi durante l’occupazione tra il 1950 ed 1959, e durante la rivoluzione culturale tra il 1966 ed il 1976. I 6.000 Monasteri esistenti prima dell’occupazione cinese, tutti distrutti ad eccezione di otto; le loro pietre sacre utilizzate per lastricare le latrine. Nella capitale Lhasa, i cinesi dopo aver spianate case del quartiere vecchio nel quale sono stati relegati i Tibetani, hanno creato ampie strade per far circolare i loro mezzi corazzati. Il Lingkor, la via sacra lungo la quale i Tibetani manifestavano maggiormente la loro vita spirituale, trasformata in sede di bordelli, bar, karaoke e lavanderie cinesi. Telecamere su ogni palazzo, una spia del partito comunista in ogni casa. Sino al 1989 i Tibetani dovevano pagare per riavere i corpi dei parenti uccisi sotto tortura dai cinesi; dal 1990 i cadaveri non vengono più consegnati, ricavando i cinesi maggiori importi dalla vendita degli organi dei condannati a morte. Anche questo è comunismo!
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