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PERCHE’?


autore: 
Italia Reale

Gentile Direttore, in questi giorni ricorre il cinquantesimo anniversario della scomparsa, in terra d’esilio, di S.M.Vittorio Emanuele III, Re d’Italia avvenuta il 28/12/1947 in Egitto.
Se una norma costituzionale, la XIII in particolare, anche se detta transitoria, stabilisce il reato di chiamarsi Savoia e sancisce l’esilio anche per chi dovrà nascere, quale pena democratica, perché meravigliarsi che il Re Soldato, Sua Moglie la Regina Elena ed il figlio Umberto II (e la Sua consorte, la Regina Maria Josè, successivamente scomparsa - n.d.D.) ancora non trovano giusta ed onorata sepoltura in Patria?
E pensare che i Padri Costituenti, involontariamente, a loro insaputa, hanno assolto questo grande Re da ogni presunta colpa o addebito: basti pensare all’art. 74 della Carta Costituzionale vigente, che dà la possibilità al Presidente della repubblica di rinviare le leggi al Parlamento prima di promulgarle, articolo inesistente nello Statuto Albertino.
L’articolo 90 della Costituzione repubblicana arriva addirittura a sancire che il Presidente della repubblica “non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione”.
Se il Presidente della repubblica non è punibile, per “gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni” perché gli storici o presunti tali, condannano invece il Re, reo solo di atti dovuti?

Cordialmente.
Dr. Argenio Ferrari (Roma).

Il ritardo nella pubblicazione della lettera del Dr. Ferrari, scritta dieci anni or sono e non più attuale per quanto riguarda l’esilio dei Principi di Casa Savoia, non è imputabile alla lentezza con la quale non raramente le Poste consegnano la corrispondenza (sempre che non venga distrutta, come da allucinanti recenti fatti).
Più semplicemente la lettera in questione ci è stata spedita solo ora, e la pubblichiamo dato che, purtroppo, l’ignominia delle sepolture all’estero dei due Re e delle due Regine d’Italia, è sempre di attualità.