Il Museo Storico dell’Arma di Cavalleria, ha acquisito recentemente due straordinarie donazioni, la prima costituita da circa 65.000 “soldatini” e la seconda da più plastici, con migliaia di “soldatini” piatti di 35 mm., raffiguranti episodi della battaglia di Waterloo.
La prima donazione è stata effettuata dalla Sig.ra Livia Lanza, vedova del famoso collezionista Architetto Remigio Gennari, e la seconda dal Sig. Carl Bächstädt-Malan; alle due collezioni donate sono state intestate le nuove sale che le presentano.
La prima delle due donazioni che, dato l’eccezionale numero di “soldatini”, è in assoluto la maggior collezione d’Italia ed una delle maggiori d’Europa e del Mondo, viene presentata con rotazioni periodiche dei pezzi, con l’auspicio che in avvenire sia possibile l’acquisizione di ulteriori locali che ne consentano l’integrale esposizione.
Questo nuovo settore del Museo Storico dell’Arma di Cavalleria, situato in locali che lo ampliano messi a disposizione dalla benemerita Città di Pinerolo nello storico Palazzo già sede della celeberrima Scuola di Cavalleria, arricchisce ulteriormente un Museo tra i maggiori e più ricchi di cimeli di storia della nostra Patria.
I “soldatini” rappresentano un ponte ideale tra il presente ed il passato degli Eserciti di tutto il Mondo, in guerra ed in pace.
La storia del “soldatino” è antica quanto la civiltà dell’uomo e si è evoluta passando dalle più antiche statuette votive e funerarie risalenti all’epoca degli antichi egizi, per passare successivamente al rango di gioco e giungere, infine, in tempi più recenti ad oggetto pregiato di collezione realizzato da specialisti in uniformologia e scienza della guerra.
I “soldatini” inizialmente legati, nella loro maggior diffusione, al mondo dell’infanzia, hanno man mano interessato ed appassionato persone di tutte le età, attirate oltre che dalla loro bellezza estetica, dalle vicende belliche delle epoche cui si riferiscono.
Le prime produzioni in serie di “soldatini” sono su carta; pochi soldati stampati in colore nero. Poi attorno alla metà del Settecento in Germania, nella città di Norimberga, iniziano a comparire i “soldatini” come noi li conosciamo:
una figurina piatta in stagno.
Il tempo sembra dar spessore al nostro “soldatino” e compaiono i semitondi in piombo, con un maggior rilievo a raffigurare i volumi e, quindi, i tuttotondo.
Passaggio successivo è la realizzazione di forme cave all’interno.
E’ il periodo delle grandi produzioni, germaniche, francesi e poi inglesi della fine Ottocento.
Il Novecento e le sue guerre forniscono nuovi soggetti, ma la carenza dei due metalli fa entrare nell’uso miscugli di segatura, cartapesta, caolino e colla.
Con gli anni Cinquanta entra prepotentemente in gioco un nuovo materiale: la plastica; i “soldatini” sono così disponibili sul mercato a basso costo.
Grazie ai “soldatini” viene anche evidenziato l'evolversi dell'arte militare da uniformi sgargianti di colori e, quindi, ben visibili a distanza, alle attuali caratterizzate dall'anonimato del colore caki e del mimetizzato, sempre meno distinguibili da lontano.