Alla netta vittoria del Popolo della Libertà e dei suoi alleati, Lega Nord nel Settentrione e Lega per le Autonomie nel Meridione, in entrambi i rami del Parlamento, nonché nelle regioni Sicilia e Friuli-Venezia Giulia, si è ora aggiunta la strepitosa conquista del Comune di Roma, da troppo tempo governato da sindaci di sinistra (ultimi in ordine di tempo Francesco Rutelli, da radicale ultralaico divenuto cattolico praticante e Walter Veltroni, il cosiddetto “uomo nuovo”).
Il Partito Democratico con l’appendice dell’Italia dei Valori di Di Pietro si era illuso di conservare la maggioranza almeno nella Capitale, dalla quale avrebbe dovuto partire la rivincita.
Le premesse per le sinistre erano buone.
Nelle precedenti elezioni amministrative il candidato della Sinistra Veltroni era stato eletto in prima istanza con circa i due terzi dei voti, senza alcun bisogno di ricorrere al ballottaggio.
Nelle recenti elezioni Rutelli si presentava con l’appoggio compatto e massiccio di tutte le componenti della Sinistra, compresa quella estremista, mentre il candidato della Destra-Centro Gianni Alemanno aveva solo l’appoggio del Popolo della Libertà e delle liste fiancheggiatrici, mentre la Destra di Storace e l’UDC di Casini avevano presentato propri candidati.
Nonostante la furiosa campagna condotta contro Alemanno dalle sinistre, che in coro parlavano di “pericolo nero” e di ritorno dello squadrismo, e che per di più avevano l’appoggio dei poteri forti e dell’incrostazione politico-affarista degli enti e delle imprese che operavano da decenni nel settore pubblico, il povero Rutelli non ce l’ha fatta.
I motivi sono parecchi: da una parte l’insopportabile situazione dell’ordine pubblico, contrassegnata da omicidi, stupri e rapine benché i reggitori della cosa pubblica si ostinassero a parlare di “situazione normale” pur sapendo di mentire; dall’altra la voglia dei romani di cambiare, di farla finita con la sinistra al caviale e con i “radicalchic” impersonati da Rutelli, secondo i quali tutto andava bene e non vi era nulla da modificare.
In particolare va rimarcato che un buon numero di elettori di sinistra che ha votato il proprio candidato alla Provincia, al Comune ha preferito votare per Alemanno oppure astenersi.
E questo la dice lunga sul cattivo umore dei romani nei confronti della sconfitta giunta capitolina.
Alle elezioni per la Provincia di Roma ha vinto ancora la Sinistra, questa volta per un soffio, mentre al Comune il candidato della Destra-Centro ha distaccato Rutelli di ben 7 punti percentuali!
Nel frattempo Presidente del Senato è stato eletto Renato Schifani, nella scorsa legislatura capogruppo di Forza Italia al Senato, e Presidente della Camera è stato eletto Gianfranco Fini, leader di A.N.
Per quest’ultimo si tratta di un ridimensionamento, perché essendosi presentato ovunque nelle liste elettorali subito dopo il capolista Berlusconi, era da presumersi che ne sarebbe diventato il delfino, invece ha dovuto accontentarsi della terza carica istituzionale dello Stato.
Intanto nella maggioranza sono in corso le grandi manovre per il prossimo Governo Berlusconi che dovrà avere soltanto 12 ministri, più pochi altri senza portafoglio e che complessivamente dovrà contare su 60 componenti, compresi viceministri e sottosegretari; mentre il Governo Prodi ne contava circa il doppio.
Per quanto riguarda i singoli ministeri appare certa l’assegnazione del Ministero dell’Economia a Giulio Tremonti e di quello degli Esteri a Franco Frattini.
Quasi certa anche la nomina di Roberto Maroni agli Interni e di Ignazio La Russa alla Difesa. Per il resto vi è una girandola di nomi, perché oltre alle principali componenti del Popolo della Libertà (Forza Italia e AN) vi sono da accontentare la Lega Nord, quella per le Autonomie, più altri gruppi minori che aspirano ad un riconoscimento.
Da segnalare il contrasto per il Ministero degli Interni preteso dalla Lega e ambito da Gianni Letta, il braccio destro di Berlusconi accusato di essere troppo moderato e quindi sospettato di eccessivo buonismo.
Un fatto è certo. Il nuovo Governo per prima cosa dovrà ristabilire senza tentennamenti l’ordine pubblico, pretendendo la rigorosa osservanza delle leggi nei confronti dei criminali e dei clandestini che vanno espulsi senza se e senza ma.
Purtroppo a causa della mancata applicazione delle legge e della protezione di fatto assicurata dalle componenti più estremiste del precedente governo ad ogni genere di extracomunitari senza permesso di soggiorno né mezzi di sussistenza, l’Italia è stata invasa
da orde di clandestini provenienti in particolare dall’Africa del Nord e dai Balcani, non pochi dei quali dediti al delitto, tanto è vero che il numero dei reati è cresciuto in modo esponenziale con percentuali nell’ordine del 35-40% da attribuire agli stranieri.
Il Governo Prodi che essendo stato sfiduciato avrebbe dovuto limitarsi all’ordinaria amministrazione, ha continuato ad accumulare disastri: dalla nomina ed alla promozione all’ultimo momento di centinaia di dirigenti e funzionari in vari settori dell’attività statale e parastatale, con conseguente inaccettabile aumento della spesa pubblica, all’ingiustificata messa on line dei redditi degli Italiani, prontamente bloccata dal Garante della privacy.
Ancora una volta il governo dello sperpero e dell’immobilismo per quanto riguarda l’ordine pubblico, ha dimostrato la propria volontà di portare all’estremo la pressione fiscale favorendo di fatto la delazione da parte di nemici privati e di concorrenti, ed al tempo stesso fornendo informazioni di carattere riservato alla criminalità organizzata.
Questo articolo è stato redatto il 2 maggio 2008 sulla scorta delle notizie che si avevano in allora; quando stampa e Posta permettendo arriverà ai Lettori, talune descritte situazioni potranno risultare superate.