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PANORAMA POLITICO


autore: 
Giancarlo Vittucci Righini

La costituzione del cosiddetto Partito Democratico, che avrebbe dovuto realizzare una completa unione tra i D.S. (ex comunisti) e la Margherita (ex democristiani di sinistra e rutelliani) si sta rivelando un flop. Numerosi gli esponenti anche di primo piano delle due formazioni che non hanno aderito, per non parlare dei contrasti all’interno del nuovo partito per l’occupazione delle cariche di maggior rilievo.

Dal canto suo Walter Veltroni, celebrato come il nuovo taumaturgo che dovrebbe miracolosamente sistemare le cose, ricompattando le varie fazioni che si fronteggiano, ha realizzato un giro di incontri con i leaders del centro destra, da Casini, a Fini, a Bossi, per terminare con Berlusconi, al fine di trovare un accordo sulla nuova legge elettorale, evitando il referendum, tanto temuto sia dalla Lega, che dai vari cespugli della sinistra, da Rifondazione al P.d.C.I., all’Udeur ed ai verdi, ed anche al fine di realizzare se possibile le riforme più urgenti.

Apparentemente si tratta di un dialogo tra sordi, perché Veltroni propone un accordo che prevede prima il voto sulle riforme e poi le elezioni, mentre l’opposizione chiede il contrario.
A sua volta Prodi teme di essere scavalcato anzitempo da Veltroni, come già avvenne con D’Alema che gli soffiò abilmente la presidenza del Consiglio all’epoca della Bicamerale.
D’altra parte anche tra gli alleati vi è chi rema contro l’attuale governo a cominciare da Bertinotti, attuale presidente della camera dei deputati e capo di Rifondazione comunista, il quale ha rivolto un chiaro monito a Prodi di non mettere il governo e la maggioranza di traverso sulla strada delle riforme, sostenendo di fatto che l’Unione è finita e il governo deve prenderne atto. La risposta di Prodi per interposta persona non si è fatta attendere.

Il sottosegretario Micheli, a proposito di Bertinotti ha dichiarato: “Non ricordo precedenti in cui lo speaker entra a piedi uniti colpendo il Premier. E’ il segno di un affievolimento del senso dello Stato”.
Il Presidente della Camera ha prontamente risposto “Confermo quanto dichiarato”, sostenuto dal capogruppo di Rifondazione alla camera On. Migliore che ha chiesto “Prodi prenda le distanze”, mentre il capogruppo al Senato On.Russo Spena ha risposto: “Micheli dimostra lo stato confusionale del Governo”.

Ne consegue che l’avvertimento giunto a Prodi è gravido di minacce. Le riforme si faranno anche se dovesse cadere il suo governo.
A questo punto il Professore ha capito l’antifona e suo malgrado ha fatto sapere che non ostacolerà il dialogo sulle riforme e non si interesserà neppure della legge elettorale, lasciando le mani libere al Parlamento.

Anche nel centro-destra non sono tutte rose e fiori.
L’iniziativa di Berlusconi di costituire il nuovo movimento denominato “Popolo delle Libertà” oltre a molti consensi ha incontrato anche nel centro-destra numerose critiche. Secondo Casini il Cavaliere avrebbe demolito la Casa delle Libertà e si proporrebbe un accordo con la sinistra moderata, prontamente smentito dal portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti.

A sua volta l’On.Fini ha dichiarato “L’unità di destra è un valore, ma non può essere un diktat”.
Secondo ambienti ben informati in realtà sia Berlusconi che Veltroni hanno intenzione di riformare radicalmente la legge elettorale, eliminando il sistema attualmente vigente che si fonda sulla candidatura a capo del governo di un preciso uomo politico sostenuto da una coalizione di partiti.

In altre parole verrebbe soppressa l’indicazione del futuro presidente del consiglio e non vi sarebbe più necessità di una alleanza predeterminata. A elezioni avvenute i maggiori partiti (PdL e PD) in base ai risultati conseguiti potrebbero eventualmente accordarsi con partiti a loro politicamente affini o addivenire ad un governo di coalizione, sottraendosi ai ricatti dei piccoli partiti, che oltre a tutto sarebbero falcidiati dall’imposizione di una percentuale minima di voti abbastanza elevata (almeno 5-6%) per poter disporre di parlamentari.

Da parte nostra ci auguriamo che il Polo delle Libertà, comunque possa chiamarsi in futuro, torni ad unirsi allo scopo di assicurare agli Italiani sicurezza, lavoro ed equità fiscale, tutte cose che grazie a Prodi e compagni sono andate a catafascio.