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AUMENTATI GRAZIE AI POLITICI
I ricorsi presentati in Cassazione civile, in costante aumento, nel 2006 hanno raggiunto il ragguardevole numero di 57 mila. Di questi ben l’11,2% è relativo a danni chiesti dalle vittime della durata delle cause in Italia. Contro tale durata si poteva ricorrere alla Corte europea dei diritti dell’uomo con sede a Strasburgo, come utilmente fece per propri clienti anche lo scrivente; la Corte europea istruiva le pratiche dopo di che il Ministero della Giustizia italiano il più delle volte otteneva sistemazioni amichevoli con pagamenti (che poi finivano a carico di tutti i contribuenti) che evitavano una poco onorevole sfilza di sentenze di condanna per la nostra Nazione. A fronte della situazione della Giustizia italiana che si deteriorava di anno in anno, ed al numero sempre più elevato di ricorsi alla Corte europea, il Senatore Michele Pinto (dell’allora P.P.I., poi non rieletto) presentò una proposta di legge, approvata il 24 marzo 2001 col. n.89, dal titolo “Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell’art. 375 del Codice di procedura civile”. Tale legge impone a quanti si ritengono danneggiati dalla nostra Giustizia, di ricorrere due volte in Italia, prima ad una Corte d’Appello diversa da quella nella cui circoscrizione si sono svolti o sono sempre in corso i fatti denunciati, quindi (in caso la Corte d’Appello respinga con decreto il ricorso) alla Corte di Cassazione; solo in caso di provvedimenti negativi (con perdite di anni e anni, costi elevati anche per più avvocati, e spese da corrispondere a seguito dei due procedimenti) è possibile per un Italiano ricorrere alla Corte europea. Va da sé che a fronte di tante difficoltà la maggioranza dei danneggiati (o presunti tali) dalla Giustizia italiana, rinunciano a priori a far valere quelli che il più delle volte sono sacrosanti diritti calpestati dai Magistrati. I danneggiati disposti a fare l’allucinante trafila, con relative spese, di cui sopra, colpiscono comunque i Magistrati con l’aggravio di lavoro che automaticamente comportano queste nuove cause, con rallentamento anche di tutte le altre pendenti in Appello e in Cassazione. Commentando la legge 89/2001 sul numero di novembre 2001 del nostro Mensile in articolo intitolato “Giustizia è fatta” avevamo concluso: “E con ciò mettiamoci il cuore in pace; a decidere in prima ed in seconda istanza sui danni subiti dagli Italiani per l'irragionevole durata dei processi, sono i magistrati italiani vale a dire i primi responsabili dei danni stessi. A buon intenditor, poche parole!”. Lo confermiamo!
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