mensile di politica, cultura e informazione

PANORAMA POLITICO


autore: 
Giancarlo Vittucci Righini

Le notizie sugli scandali in materia finanziaria nei quali risulterebbero coinvolti esponenti di primo piano dei D.S. costituiscono un’ulteriore conferma che in Italia si sta verificando una crisi storica delle Istituzioni, della politica e dell’economia.

A questo punto non si può fare a meno di sottolineare che se le manovre per l’acquisizione della BNL da parte dell’Unipol e delle Cooperative rosse fosse andata a buon fine, a sinistra si sarebbe avuto un conflitto di interessi maggiore ben più grave rispetto quello che viene imputato Berlusconi, nella sua qualità di proprietario e presunto controllore di massmedia (Mediaset in particolare).
Egli infatti ne acquisì la titolarità quando era ancora un semplice imprenditore.
I compagnucci della sinistra invece hanno tentato la scalata di una Banca con l’appoggio delle cooperative rosse, stando al governo.
L’episodio è talmente grave che persino Micromega (la rivista della sinistra critica) si è sentita in dovere di affermare tra l’altro: “ Di fronte a ciò che ogni giorno centrosinistra, nei suoi più alti esponenti, omette o fa, dichiara o smentisce, non abbiamo parole”.

Afferma inoltre che se il “fare qualcosa per qualcosa” significasse “qualcosa di politico per qualcosa di finanziario”, ci troveremmo di fronte ad un “incolmabile abisso” tra la sensibilità morale dell’altissimo esponente D.S. e quella di un elettore democratico, anche il più avvezzo a condividere con Machiavelli che la politica non si fa con i pater noster.
Micromega depreca altresì che il ministro degli esteri nell’offrire passaggi ai giornalisti sugli aerei di Stato abbia discriminato il giornalista di un quotidiano che lo aveva attaccato e conclude affermando testualmente: “Nella più che secolare storia della sinistra italiana non è dato ricordare un solo momento in cui i suoi dirigenti siano stati altrettanto disprezzati da elettori e militanti”.

Per fatti molto meno gravi alti esponenti della politica degli Stati Uniti hanno dovuto dimettersi.
Il debole governo Prodi è in perenne crisi, perché a causa della debolissima maggioranza della quale dispone al Senato, è soggetto ai ricatti di tutte le componenti, comprese quelle numericamente insignificanti ma comunque sufficienti per farlo cadere. Esemplare anche il caso Visco - Guardia di Finanza, con la rimozione del suo Comandante, Generale Speciale, al quale per indorare la pillola era stata dapprima comunicata la nomina a Consigliere presso la Corte dei Conti; solo successivamente, di fronte al suo rifiuto di sottostare alla prepotenza dei politici, gli sono state mosse accuse di comportamenti non corretti, per adoperare un eufemismo.

Ma è anche il Prof. Prodi ad essere in crisi personalmente. Il suo ruolo di leader è contestato più o meno larvatamente da numerosi aspiranti appartenenti alla sua stessa coalizione.
Da Amato a Dini, da D’Alema a Fassino, da Rutelli a Marini. Vi è anche chi favoleggia di un “governo del presidente”, con evidente riferimento a Napolitano.
Il secondo turno delle elezioni amministrative ha segnato un indubitabile successo per l’opposizione di centro-destra ma non è stato sufficiente per far cadere il Governo, anche se ha dato la dimostrazione che la sinistra-centro è ora in minoranza.
Del resto è ormai evidente che l’attuale governo anziché preoccuparsi del bene pubblico si limita ad una politica di piccolo cabotaggio, cercando di favorire le categorie che ritiene più favorevoli alla sinistra e tartassando maggiormente le altre.
Aumento delle tasse (le più alte d’Europa), una spesa statale incontrollata, adesione supina alle richieste della propria nomenclatura.
Un’eventuale caduta dell’attuale compagine governativa renderebbe possibili elezioni anticipate che sarebbero vinte dal centro-destra con ogni probabilità. Ma anche in questo caso i problemi sarebbero tanti. Berlusconi è l’unico vero leader del centro-destra, ma ha superato sia pur di poco i 70 anni, e nella scorsa legislatura pur disponendo di una forte maggioranza in entrambi i rami del Parlamento, non è riuscito a realizzare le grandi riforme che aveva promesso, anche a causa dell’opposizione forsennata delle sinistre.

Inoltre a tutt’oggi non dispone di un valido sostituto, ulteriore punto di debolezza.
In tanto sfacelo emerge nuovamente il messaggio della Lega Nord, che rappresenta sempre di più gli interessi del Centro-Nord sotto il profilo politico e produttivo, e che mira alla ripartizione dell’Italia in alcune macro-regioni, che accentuerebbero la riforma federale con conseguente prevedibile danno per l’unità dello Stato.

Da rilevare altresì la perdita di prestigio e di influenza dell’attuale presidenza della repubblica che ha più volte dichiarato che non intende essere coinvolta in questioni anche scottanti, come la destituzione del Generale Speciale e l’incriminazione a scoppio ritardato di tre alti Ufficiali per la strage di Nassiriya in Iraq.

Altro problema esplosivo è quello delle intercettazioni.
Dopo la declassificazione e la consegna al Parlamento di ben 73 colloqui telefonici registrati dalla magistratura di Milano sugli scandali bancari che coinvolgono 6 parlamentari per la maggior parte appartenenti ai D.S., è in corso una campagna per impedirne la pubblicazione e addivenire all’imposizione di pesanti condanne detentive e pecuniarie nei confronti di chi le diffonde.

Peccato che finora, quando le persone intercettate erano esponenti del centrodestra o della società civile, non vi sia stata un’analoga “sensibilità” e che conversazioni private veramente prive di qualsiasi rilevanza penale siano state pubblicate con assoluta evidenza e ripetutamente dai mass media. Ad ogni buon conto il ministro Di Pietro ha già fatto sapere che toglierà l’appoggio al governo se questa legge venisse approvata.

Si accentua intanto la lotta per il controllo del “Partito Democratico” che risulterà dalla fusione dei post-comunisti (D.S.) e dei post-democristiani Popolari della Margherita.
Dopo varie discussioni e contestazioni Prodi, il quale desiderava essere nominato Presidente del P.D. con soltanto un portavoce che lo assistesse è stato costretto ad accettare la nomina di un vero e proprio segretario del partito, che con ogni probabilità dovrebbe succedergli come leader dell’intera coalizione.

Il segretario dovrebbe essere eletto in occasione delle primarie che si terranno in tutta Italia ed alle quali parteciperanno tutti quegli elettori che si iscriveranno al partito, previo versamento del relativo importo.
E’ prevista la partecipazione di singoli candidati che presenteranno un proprio programma. I candidati dovrebbero essere parecchi.
Per i moderati si parla di Amato, Marini e Rutelli.
Per gli ex D.S. di D’Alema, Fassino, Finocchiaro e Veltroni, il quale però è ostacolato dal fatto che è sindaco di Roma fino al 2011.
Ma a parte il caso Visco e quello della legge sulle intercettazioni, il Prof. Prodi deve affrontare altri problemi di difficile soluzione.
Dalla destinazione del cosiddetto “tesoretto”, che l’U.E. ed il Ministro dell’Economia vorrebbero utilizzare per la riduzione del debito pubblico, mentre la sinistra estrema vorrebbe procedere ad un aumento delle pensioni minime, alla riforma del sistema previdenziale per il quale sindacati e ultras di sinistra si oppongono all’innalzamento dell’età pensionabile con un ulteriore aggravio della situazione finanziaria, al problema dei rifiuti, che appare irrisolvibile, a quello dell’ordine pubblico, sempre più a rischio.

I problemi sono tanti e l’attuale governo non ha la capacità né la forza di affrontarli e risolverli.