mensile di politica, cultura e informazione

L`ITALIA DEVE AL PIU' PRESTO ABOLIRE LA PENA DI MORTE AI PENSIONATI !


autore: 
Roberto Vittucci Righini

Pannella ed i radicali hanno chiesto che l’Unione Europea si adoperi a che l’ONU deliberi una moratoria della pena di morte, diretta a sottrarre al capestro, alla sedia elettrica o ad altre forme di esecuzione della pena di morte, persone condannate nei vari Stati.

Per rinforzare la propria battaglia Pannella e qualche altro hanno propagandato lo sciopero della fame da loro attuato; siamo ben lieti che tale sciopero, più volte annunciato anche per lunghi periodi, non abbia avuto le conseguenze paventate da estimatori (tra i quali alcuni medici) del “digiunatore nazionale”, il quale fortunatamente esce ogni volta quanto meno all’apparenza irrobustito e rinforzato dalle lunghe astinenze.
Pannella ed i tanti politici italiani che ne condividono le idee in merito, si battono per risparmiare la vita ad alcune migliaia di persone visitate annualmente dal boia dopo sentenze di condanna per fatti per lo più tremendi ed assolutamente esecrabili che farebbero impallidire dall’orrore - se fisicamente e mentalmente potessero - anche le belve più crudeli del mondo animale.

E’ pur vero che tra le Nazioni che maggiormente eseguono condanne a morte vi sono la Cina, la Corea del Nord ed altre a regime comunista, le quali già si sa che in forza della loro sovranità territoriale se ne infischieranno di qualsiasi moratoria e non accetteranno (è pacifico ed indubitabile) che venga loro imposta, ma si tratta di “particolare” che non interessa i promotori della moratoria e che non può avere influenza sulla pubblicità che fanno a sè stessi; d’altra parte Cina, Nord Corea, ecc., sono così lontane …

E’ altresì pur vero che nel mondo annualmente muoiono di fame milioni di persone innocenti, in prevalenza bambini, ma Pannella già si dedica a tentar di salvare dalla morte qualche migliaio di persone (salvo errori di non specchiata onestà), e non può occuparsi di tutto.

Pensionati
Non ci risultano, inoltre, scioperi della fame di Pannella né decise prese di posizione da parte di parlamentari italiani di destra, centro o sinistra, contro la pena di morte alla quale sono stati tacitamente condannati dai governi che si sono succeduti negli ultimi 20 anni, i pensionati italiani.
Dai dati Istat risulta che dei 16,5 milioni di pensionati italiani, il 24% “gode” (mai verbo è stato usato a maggior sproposito) di pensioni inferiori a 500 euro mensili, il 31% di pensioni tra 500 e 1.000 euro, il 23% tra 1.000 a 1.500 euro e solo il 22% di pensioni oltre i 1.500 euro.
Se prima del 2002, con la lira, potevano campare, successivamente, grazie al disastroso cambio di 1.936,27 lire con 1 euro, imputabile proprio a Prodi, la situazione è precipitata.
Sempre dai dati Istat si è anche appreso che la pensione rappresenta l’unica fonte di reddito per quasi 2.700.000 famiglie.
Dati raggelanti e spaventosi ai quali il Governo Prodi ha pensato di porre rimedio assegnando metà del cosiddetto “tesoretto”, con rivalutazione (si fa per dire, data la modestia dell’importo aggiunto in preventivati 33 euro mensili, che permetteranno di consumare in più un caffè 6 giorni la settimana ed un cappuccino la domenica) di 3,4 milioni delle pensioni più basse. Se i dati Istat sono esatti, i pensionati che ricevono meno di 500 euro al mese sono 3.960.000 (24% di 16.500.000) dal che si deduce che quanto meno parte di tali Italiani dalle condizioni economiche più miserabili, continueranno a trovarsi nell’identica situazione di prima, per non parlare degli altri milioni di pensionati italiani ai quali non è stato concesso alcun aumento dal che si deve dedurre che per il Governo sono in grado di continuare a sopravvivere nella tragica loro situazione attuale, che per molti equivale ad una condanna a morte senza speranza di moratorie.

Vergogna, vergogna, vergogna!!!
Ci viene in mente il propagandato slogan elettorale della sinistra che prometteva di far piangere i ricchi; evidentemente per Prodi e soci, sono facoltosi anche quei poveri pensionati che, pagato l’affitto di casa e le utenze, rimasti senza un euro, sono costretti lacrimando ad elemosinare il cibo presso le mense della Caritas e di altri analoghi enti di beneficenza.
Altro che riempirsi la bocca con paroloni tipo solidarietà, accoglienza (degli immigrati), Stato sociale, e via dicendo.
Qualcuno dirà - e noi la pensiamo come loro - che il menefreghismo verso questi nostri compatrioti, dipende dall’essere i politici italiani ben lungi anche mentalmente dal dover paventare una analoga triste fine per sé stessi.

Questi “signori” che comprendono una bella quantità di gaglioffi condannati dalla giustizia italiana a pene detentive che non hanno loro impedito di venir eletti a rappresentare indegnamente la nostra Nazione ed il Popolo italiano, non solo con periodici sconci e vergognosi aumenti gonfiano le prebende che si assegnano alla faccia di chi fatica e si suda la vita, ma, si sono garantiti l’avvenire per quando non potranno più sedersi su poltrone messe a loro disposizione dai turlupinati elettori.

Ex parlamentari
Se il popolo bue, quello tanto per intenderci andato in pensione dopo una vita di lavoro e fatica, tira la cinghia, ben diversa è, infatti, la situazione di chi lo rappresenta, vale a dire deputati e senatori; questi “signori” (di nome se non tutti di fatto) dopo appena 2 anni, 6 mesi e 1 giorno di permanenza in Parlamento, a 60 anni di età per chi sia stato 5 anni in carica, altrimenti a 65 anni, incassano assegni da 3 a 10 mila euro al mese, cumulabili con altri redditi. Questa beneficiata va a 2005 ex deputati e 1297 senatori di tutti i partiti, compresi quelli di estrema sinistra, con carico annuale di 127 milioni di euro per i primi e 59,8 milioni di euro per i secondi.
In altre parole 3.302 ex parlamentari incassano (salvo nostro errore di calcolo) quanto percepiscono più di 28.000 Italiani ai minimi di pensione; mica male!
Come se non bastasse, grazie all’art. 31 dello Statuto dei lavoratori (Legge 20/5/1970, n. 300) i dipendenti pubblici e privati eletti deputati, senatori, europarlamentari, governatori di Regioni e sindaci di grandi città, conservano il posto di lavoro mettendosi in aspettativa, con contributi figurativi sino al 1998 interamente a carico dei relativi enti, e successivamente con una quotarella del solo 9% a proprio carico.
Per molti nello stesso arco di tempo in cui hanno svolto una mansione pubblica, sono maturate così due laute pensioni, come ci ha insegnato l’ex presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro che ha indossato la toga di magistrato solo per alcuni anni.

Persino Toni Negri, eletto nelle file radicali, pur non avendo frequentato la Camera in quanto ricercato per terrorismo dalle Forze dell’Ordine e scappato in Francia, incassa ancora 3.109 euro al mese.
Allegria!

L’esercito degli stipendiati pubblici
Di tutto rispetto (si fa per dire) il numero dei pagati mensilmente da Pantalone e cioè da tutti noi: 78 parlamentari europei, 952 tra deputati e senatori, 1129 consiglieri regionali, 125 assessori regionali non consiglieri, 3.933 amministratori provinciali, 152.155 amministratori comunali, 12.820 consiglieri di comunità montane, 14.242 sindaci e vicesindaci, 6.949 consiglieri circoscrizionali, con un totale di 192.383 persone elette, alle quali vanno aggiunti 278.296 incaricati e consulenti vari (il più delle volte semplici doppioni dei consulenti dei quali dispongono, quali dipendenti, le varie amministrazioni pubbliche), per un totale di 470.679 persone.
Da tale somma sono esclusi i dipendenti delle regioni, delle province e dei comuni, ammontanti nel 2005 a 566.477 (rispettivamente 81.536, 56.660 e 428.281), oltre che i dipendenti dello Stato. (Fonte in massima parte dei dati riportati nell’articolo, il volume “La Casta” di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, Rizzoli, 2007).

Parlamentari e consiglieri
L’indennità base dei parlamentari europei eletti in Italia, era nel 2005 di 149.215 euro, con aggiunta di indennità per spese generali, di viaggio, di soggiorno e dei loro assistenti per circa ulteriori 30-35.000 euro. Manco a dirsi i parlamentari europei italiani sono di gran lunga i più pagati: in base ai dati del 2005, ultimi di cui disponiamo, secondi erano gli austriaci con 105.527 euro ed ultimi gli ungheresi con 10.080 euro.

I deputati e senatori nel 2006 hanno, invece, incassato stipendio mensile di 11.703,64 euro e diaria di 4.003,11 (ridotta di 206,58 euro per ogni giorno di assenza nelle sedute con votazioni), con aggiunta di euro 4.190 al mese per i collaboratori ed il rapporto con gli elettori.
Altri “piccoli” privilegi: 3.323,70 euro per il trasporto dalla residenza all’aeroporto e tra Fiumicino e Montecitorio (al 50% per i soli eletti nel collegio Lazio 1), 3.995,10 euro per trasferimenti di chi dista più di 100 Km. dall’aeroporto più vicino, 3.100 euro per rimborso viaggi annuali all’estero, ecc. ecc., ecc., ecc. (la descrizione dei benefici è stata interrotta per non farci venire la nausea).

I consiglieri regionali hanno indennità mensile e diaria diversa per regione: le indennità più care sono quelle elargite in Sicilia (indennità mensile 12.434 euro) ed in Piemonte (10.569 euro); i meno pagati ricevono 8.082 euro mensili ai quali vanno comunque aggiunte le diarie, parimenti diverse per regione, che possono raggiungere 4.033 euro mensili.
Spesa per stipendi ai consiglieri regionali: 131.885.906 euro, pari (salvo nostro errore, dato che la calcolatrice utilizzata non era in grado di contenere tutto l’importo) a circa 255.330.000.000 lire.
Costo delle consulenze esterne nel 2003: 919 milioni di euro, nel 2004: 1.097 milioni di euro, con incremento del 19,40%; per gli anni successivi non ci resta che invocare pietà

Organi costituzionali
Nel 2006 il costo delle spese correnti della Camera dei deputati è stato di 940.500.000 euro, del Senato di 527.518.000 euro (con speranza che non sia aumentato nel 2007 a seguito anche della richiesta del Sen. Rocco Buttiglione di poter degustare gelati a Palazzo Madama), della Corte costituzionale di 47.270.000 euro, del Cnel di 15.000.000 euro e del Consiglio Superiore della Magistratura di 26.500.000 euro.

Presidenza della repubblica
Stanziamento pubblico nel 2007: 224 milioni di euro contro i 57 milioni della Corona britannica. Dipendenti: del Quirinale 1.072 (esclusi i militari), della Corona Britannica 433, dell’Eliseo (Francia) 435, della presidenza tedesca 160.
Artigiani alle dipendenze del Quirinale 59, alle dipendenze della Corona britannica 15.
Costo medio annuo di un dipendente del Quirinale 74.500 euro, di un dipendente della Corona britannica 38.850.
Niente male, siamo vergognosamente primi in tutto.
E hanno avuto anche il becco di sostenere che le Monarchie costano più delle repubbliche!

Partiti
I contributi statali ai partiti
Sono ammontati nel 2006 a 3.419.584.028 euro, dei quali
1.780.368.897 per finanziamento pubblico e 1.639.215.131 per rimborsi elettorali.
Tali importi non comprendono le somme incassate da non pochi partiti, parlamentari e manutengoli politici in genere, a seguito di tangenti o di prebende da scalate bancarie o da altre sconce azioni.

Portaborse
Il Governo Ciampi nel 1993 regalò 7 anni di contributi ai portaborse dei politici, con costo per l’Erario di 74 miliardi di lire.
Poveretti, non pochi di loro oltre alle borse dovevano portare anche pesanti buste e bustarelle ai propri datori di lavoro e lo sforzo andava ricompensato.

Manager pubblici
I maggiori manager pubblici, quelli tanto per intenderci che amministrano e dirigono l’Eni, le Poste italiane, l’Alitalia, l’Enel, la Banca d’Italia, le Ferrovie Italiane, ecc., hanno stipendi mostruosamente alti per una Nazione che naviga sempre più verso lo sfacelo economico; qualcuno visti in particolare gli scioperi dell’Alitalia, di disservizi postali e la situazione delle ferrovie, non ne capirà il perchè, che però è di grande semplicità: loro non fan parte del popolo bue.

Conclusione
Da quanto sopra detto (e avremmo potuto proseguire per pagine e pagine, parlando dello sconcio dei viaggi e soggiorni internazionali dei politici, con seguito a volte di amici e amanti, delle migliaia di auto blu, delle dispendiose e assurde scorte delle quali si avvalgono troppi politici che sottraggono così anche Forze dell’Ordine in un Paese sempre più assediato dalla delinquenza specialmente straniera, ecc. ecc.) appare chiaro il perché non vi siano possibilità di aumento delle pensioni.

Siamo governati da gente che sta mandando in rovina l’Italia, che nella maggior parte si preoccupa solo di sé stessa e dei propri complici.
Sperare così stando le cose di salvare dalla morte per
fame i pensionati è pura illusione, a meno che, specialmente attraverso i mass media non venga lanciata una tambureggiante e continua campagna per una reale lotta (non solo a parole) all’evasione fiscale, e contro gli sperperi di troppe amministrazioni pubbliche e gli assurdi dirottamenti di risorse economiche a favore di politici e partiti, che permetta di aumentare a livello di vita le attuali pensioni da fame di troppi Italiani.

Prodi ha detto: “L’aria che c’è nel Paese è irrespirabile”.
Come non concordare con lui?