mensile di politica, cultura e informazione

PANORAMA INTERNAZIONALE


autore: 
G.V.R.

La decisione della Russia di riprendere dopo oltre quindici anni i voli con i bombardieri transcontinentali muniti di missili nucleari, la pretesa della stessa Russia del possesso di larga parte dei fondali dell’Artide (e del relativo sfruttamento), nonché le manovre congiunte con truppe della Cina, della Kirghisia, del Tagikistan, dell’Usbekistan e del Kasakistan, rappresentano di fatto il passaggio ad una politica di forza che potrebbe preludere ad un ritorno alla guerra fredda.

Da parte loro, Stati Uniti, Canada, Norvegia e Danimarca hanno contestato la presa di posizione russa sull’Artide e adottato le necessarie contromisure.
Inoltre in Asia si sono svolte manovre congiunte di truppe degli Stati Uniti, del Giappone e dell’Indostan, realizzando di fatto un’alleanza che si contrappone a quella russocinese.

In Inghilterra il Capo del Governo Britannico Blair ha dato le dimissioni. Gli è subentrato Gordon Brown.
Il governo iugoslavo ha chiesto ufficialmente all’ONU l’autorizzazione per inviare alcuni reparti in Kossovo per la difesa della minoranza di etnia serba oggetto di violenze da parte della maggioranza albanese.

In Pakistan, la posizione del Presidente Musharraf alleato dell’America, appare in bilico, a causa dei disordini sempre crescenti provocati dai movimenti islamici e dalle tribù del Vaziristan, che da anni danno protezione e ricovero ai talebani. Si ritiene che in occasione delle prossime elezioni possa rientrare dall’esilio l’ex presidente del consiglio Benazir Bhutto, con la quale l’attuale presidente potrebbe allearsi, cedendole parte dei suoi poteri.

In Medio Oriente la posizione del nostro governo appare sempre più ambigua, a causa delle dichiarazioni del nostro ministro degli esteri D’Alema a favore di Hamas, il movimento guerrigliero palestinese che si è impadronito della striscia di Gaza, eliminando i seguaci dell’A.N.P., che rifiuta di riconoscere Israele. Tale movimento è considerato un’organizzazione terroristica dagli Stati Uniti e dal governo israeliano.

In Iraq la situazione appare in miglioramento.
Nonostante le stragi provocate dagli attentati dinamitardi, sono in corso trattative tra il governo irakeno e la guerriglia sunnita che si richiama a Saddam; si profila una loro alleanza contro Al Kaida e la guerriglia sciita fomentata dall’Iran.

In Afghanistan prosegue la repressione dell’attività delle bande talebane. Nel frattempo è deceduto l’ultranovantenne Zair Sha, il Sovrano dell’Afghanistan vissuto per tanti anni in esilio a Roma. Come abbiamo più volte rilevato, se gli americani avessero consentito il suo ritorno sul trono, con ogni probabilità egli sarebbe riuscito a scongiurare la guerra civile.
Grazie al suo carisma ed al suo prestigio l’Assemblea di tutti i capi tribù afghani gli aveva attribuito il titolo di Padre della Patria, ma l’ottusità della politica statunitense gli ha impedito di esercitare la sovranità, con tutte le conseguenze negative che conosciamo.

In Turchia il partito islamico sedicente moderato di Erdogan ha vinto le elezioni con il 46% dei voti, conquistando la maggioranza parlamentare pari a oltre il 63% dei seggi ed ha eletto capo dello Stato l’estremista islamico Gul nonostante il parere avverso dei capi militari.

Quali siano gli effettivi intendimenti della Turchia nei confronti delle minoranze religiose è dimostrato da quanto avviene nel settore di Cipro occupato dai Turchi: le Chiese cristiane di ogni tipo sono state trasformate in musei, locali pubblici, magazzini o addirittura moschee e le cerimonie religiose cristiane sono disturbate o addirittura impedite.
Queste sono le prospettive di un eventuale ingresso nell’Unione Europea della Turchia, stoltamente propugnato non soltanto dalle sinistre ma anche da esponenti del centro e della destra come l’On. Berlusconi.