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MISERIA, DEBITI, SOCIETA' FINANZIARIE


autore: 
Armando Pupella

Da un bel po’ di tempo, a Palermo, i parabrezza delle auto sono pieni di volantini stampati da decine di società finanziarie che prestano soldi.
In tempi in cui le famiglie stentano a sbarcare il lunario, da dove arrivano tutti questi quattrini?
Una società, nell’inverno 2006-2007, finanziava addirittura le spese per il riscaldamento, una spesa corrente, in inverno, come la pasta, la polenta, il pane e le patate! Segno emblematico di miseria incalzante!

Una sana economia pubblica e privata ricorre all’indebitamento non per le spese di ordinaria amministrazione, bensì per investimenti produttivi ed infrastrutture il cui utilizzo si protrae negli anni ed è oggetto d’ammortamento nei bilanci aziendali. Mentre le famiglie debbono indebitarsi per scaldarsi, certi partiti di governo distolgono l’attenzione dei cittadini dai problemi reali col prospettare tipi di famiglie che non sono mai esistite in nessuna società, e con tragicomiche innaturali carnevalate genetiche nel campo della bioetica.

Queste società finanziarie si sono moltiplicate dopo l’introduzione dell’euro ed il frettoloso pensionamento della lira. Sarebbe opportuno che coloro i quali si gloriano di averci fatto entrare nell’euro spiegassero la nascita di tutte queste società finanziarie ed i problemi economici delle famiglie, dei lavoratori sia a tempo indeterminato che precari, dei pensionati, e delle aziende. Hanno ben poco di che gloriarsi; a parte la considerazione che l’Italia è entrata nell’euro con grandi sacrifici dei cittadini, anzi sudditi, sono convinto che, nonostante le varie e gravi disfunzioni della repubblica, come i lunghissimi processi, il maxidebito pubblico, le infrastrutture obsolete, ecc.,
i nostri soci europei si saran fatti questo ragionamento: “L’Italia non ha le caratteristiche di un Paese europeo sviluppato; tuttavia è meglio che l’imbarchiamo nell’euro perché l’abbiamo a due passi dai nostri confini e con l’osceno scherzetto di svalutare la lira farebbe la concorrenza ai nostri prodotti; non dimentichiamoci che, quando sindacalisti e politici non fanno passar la voglia di lavorare, i lavoratori italiani non sono secondi a nessuno al mondo per laboriosità, estro e fantasia. Quindi, cara Italia vieni, vieni, nell’euro”.

Grazie all’euro, finito finalmente l’indecente giochetto di svalutare la lira, l’economia avrebbe dovuto andar meglio ma a condizione di cambiar mentalità; invece si continua a scioperare per chiedere aumenti anche se l’azienda è sull’orlo del fallimento e si continua a tartassare i sudditi della repubblica per finanziare sprechi, immeritati privilegi e decine di migliaia di poltrone superflue sia a livello centrale che periferico.
Non si tagliano poltrone inutili, si preferisce tagliare servizi e l’importo delle future pensioni.
In Sicilia diciamo: “I signuri s’appojanu no’ muriceddu cchiù vasciu”. I signori si appoggiano nel muretto più basso dove sono le famiglie, i lavoratori, le persone che debbono vivacchiare con poche centinaia di euro ed i futuri pensionati, le cui pensioni subiranno tagli oscillanti dal 40% al 50%. Svolgere per qualche anno in più un lavoro non usurante anche per avere una pensione migliore non è una tragedia; il dramma sarà il drastico taglio delle pensioni al quale si è cercato di porre parzialmente rimedio mettendo le mani sul T.F.R. sottraendolo all’economia produttiva dell’azienda e dei suoi lavoratori, per spostarlo nell’economia speculativa finanziaria con la scusa dei fondi pensioni.

Come ha dimostrato il diluvio di pubblicità tramite stampa, radio e TV, al maxibisinissi del T.F.R. sono interessate banche e assicurazioni, e persino i sindacati che gestiscono fondi pensione. Forse mi sbaglio ma mi sembra che i precedenti governi di sinistra Prodi, D’Alema e l’attuale siano i governi delle banche, delle assicurazioni e della finanza in generale.
I parabrezza delle auto di Palermo, ricettacolo di volantini delle società finanziarie, avvalorano la mia ipotesi. A pensar male si rischia di finire all’Inferno ma si rischia anche di azzeccarla.

E’ strano che, da quando ci sono al potere partiti che dicono d’ispirarsi agli ideali del lavoro, si privilegi la finanza e non l’economia produttiva formata da capitale e lavoro, ma senza sfruttamento dei lavoratori.
Mao Tse Tung diceva: “Non dare un pesce a chi ha fame, regalagli la canna da pesca”.
Sembra che i compagni nostrani di Mao non capiscano che il T.F.R., nella disponibilità dell’azienda pubblica o privata dei suoi lavoratori, equivale alla canna da pesca maoista. E’ anche stranissimo che con i partiti di sinistra al potere, i quali si piccano di preferire il pubblico al privato, siano state privatizzate non poche aziende pubbliche, che sarebbe stato più conveniente razionalizzare per mirare all’utile o al pareggio dei bilanci.

Dalla privatizzazione i consumatori non hanno ricevuto alcun beneficio.
Strane privatizzazioni. Molto strane. Mi son sempre meravigliato che la delicata fase di transizione dalla lira all’euro non sia stata gestita. Bisognava abituare i consumatori a vedere i vecchi prezzi in lire convertiti in euro. Non occorreva il biglietto cartaceo di un euro, come non occorreva controllare i prezzi. Controllo impossibile in un’economia libera.

La Commissione Europea, presieduta allora da Romano Prodi, avrebbe dovuto far prorogare dalla Banca Centrale Europea la fastidiosa ma utile doppia circolazione liraeuro per almeno altre sei o dieci mesi, mentre il Governo Italiano, presieduto allora dall’On.Berlusconi, avrebbe dovuto obbligare tutti ad esporre il doppio prezzo in lire tonde ed in euro con i relativi centesimi.
La speculazione iniziò quando sparì la lira. Molti prezzi raddoppiarono.
E pazienza se raddoppia il prezzo della pizza e del gelato.
Ma On. Prodi, Senatore a vita Ciampi, On. Berlusconi, come la mettiamo con il raddoppio dei prezzi di vendita e di affitto degli appartamenti?
Adesso l’On. Prodi, con il tesoretto”, vorrebbe fare miracoli, ma obiettivamente non può, come non deve addossare la responsabilità del disastro economico solo agli evasori. Gentile On.Prodi, tagli la spesa politica pubblica asociale ed improduttiva e vedrà che diminuirà anche l’evasione fiscale.

Mi scusi il Senatore Ciampi per averlo citato. Egli allora, come Capo dello Stato, non aveva responsabilità politica; tuttavia, per scongiurare l’italoeurodisastro, egli euroentusiasta, con la sua competenza di economista e di ex Governatore della
Banca d’Italia, avrebbe dovuto dare qualche consiglio alla Commissione Europea, al Governo Italiano, ed alla Banca Centrale Europea per gestire il passaggio all’euro della lira e delle altre ex monete europee.
Anche dai sindacati non arrivò alcun consiglio; eppure i sindacati, che credono di difendere i lavoratori, sono sempre pronti ideologicamente a lottare contro l’azienda che deve contrastare la concorrenza, pagare i debiti bancari, assicurare ai lavoratori una vita decente ed un sereno lavoro anche per evitare logorio psicofisico e tensione che sfociano in infortuni, spesso invalidanti e mortali.
Dinanzi al dimezzamento del potere d’acquisto di salari, stipendi e pensioni, causato dal raddoppio dei prezzi, i sindacati rimasero impassibili. Perché tanti silenzi e pilatesca lavata di mani? Forse la spiegazione sta nei volantini delle finanziarie messi sui parabrezza delle auto di Palermo e di tante altre città?

Con l’economia anemica c’era proprio tanta fretta di partecipare all’euro?
Nell’euro si doveva entrare, ma cambiando mentalità e con un’oculata gestione della res pubblica.
La sterlina britannica non ha ancora aderito all’euro.
E per questo non si può dire che il Regno Unito, il Governo ed i Cittadini di Sua Maestà Britannica non siano europei.