Sul numero di dicembre 2006 del nostro Mensile concludevamo l’articolo “Imprudenti o prepotenti?”, relativo ai troppi italiani che vengono sequestrati in medio oriente, con la seguente frase: “Se lo Stato avesse la forza (che purtroppo non ha) di comportarsi con coraggio e negare qualsiasi aiuto, certamente quanti giocano prima ancora che con la loro, con la vita degli altri oltre che con i denari della collettività, scenderebbero di numero sino – c’è da augurarsi e da pensarlo – a sparire, e sarebbe una vittoria del buon senso contro quella che sovente è solo stupida prepotenza o imbecillità”.
Sono da allora trascorsi alcuni mesi durante i quali si è avuto anche l’ulteriore sequestro del giornalista de “la Repubblica” Daniele Mastrogiacomo con i bestiali assassinii della sua guida-autista Sayed Agha e del suo interprete, il giornalista afghano Adjmal Nashqebandi.
Tutti abbiamo assistito ai gesti di trionfo di Mastrogiacomo (dimentico delle sue precedenti implorazioni di aiuto e dei suoi richiami alla “carità cristiana”) nel momento in cui a Ciampino scendeva dall’aereo che lo ha riportato in Italia, con le braccia levate in alto (“pareva Cannavaro con la coppa del mondo, sollevava le mani come un gladiatore vincente”, quotidiano Libero dell’8 aprile); trionfalismo totalmente ingiustificato posto che in allora era già avvenuto l’assassinio della guida, anche a prescindere dall’alto costo della sua liberazione con scambio di ben cinque terroristi, così reintegrati nella possibilità di compiere ulteriori attentati e uccisioni.
Quale indescrivibile differenza con l’eroismo dimostrato dal povero Fabrizio Quattrocchi mentre affrontava da italiano la morte.
Finalmente però qualcosa comincia a muoversi nella direzione da noi auspicata, tanto che il giornalista Giampaolo Pansa su “L’Espresso” del 19 aprile ha concluso il suo articolo “D’ora in poi basta trattare per gli ostaggi” con le seguenti frasi: “Per non precipitare in una spirale maligna e senza fine, il nostro governo ha una sola strada davanti a sé: dichiarare che non tratterà più per nessun ostaggio. E tenere il punto anche davanti a molte prevedibili proteste. Sono sicuro che avrà il consenso degli italiani qualunque che, in caso di sequestro, si vedono bloccare i beni. Tutti si sentirebbero più tutelati da una linea ferma, non dettata dal caso per caso.
Romano Prodi avrà la forza d’imporla? Non lo so. Ma guai a mettere dei limiti alla Provvidenza”.
Anche Renato Farina sul quotidiano “Libero” del 17 aprile ha tra l’altro proposto “Qualora le necessità inderogabili dell’informazione e del diritto-dovere di cronaca impongano comportamenti e movimenti in zone fuori controllo, il giornalista lo fa a proprio rischio e pericolo. I suoi familiari e il suo giornale nulla possono pretendere dallo Stato”.
Al solito il buon senso tarda a manifestarsi in un’Italia che nonostante fatti atroci quali i due omicidi di cui sopra - sotto le spinte dell’eterno digiunatore on. Marco Pannella (che non mangia e non beve ma, a differenza dell’asino di Buridano, nonostante gli ormai abituali allarmi di medici amici, continua per fortuna a stare benissimo), del condannato per l’omicidio del Commissario Calabresi, Adriano Sofri e di già terroristi nostrani eletti al Parlamento nelle file della sinistra, tipo il segretario della Camera Sergio D’Elia si fa portatrice all’Onu di proposta di moratoria di quella pena di morte che, se accettata e approvata, porterà solo a salvare la vita di assassini ma non certo quella delle vittime che gli stessi continueranno a mietere.