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PANORAMA POLITICO


autore: 
Giancarlo Vittucci Righini

Dopo tanto rumore si sono svolte le cosiddette “primarie” del cosiddetto “partito democratico” che, secondo le previsioni, hanno incoronato Walter Veltroni.

Avrebbe dovuto essere l’unico candidato, senonchè per movimentare un po’ la scena e per accreditare l’idea che si trattasse effettivamente di primarie si sono aggiunte le candidature della Bindi, di Letta e di due perfetti sconosciuti.

Sempre secondo le previsioni, Veltroni ha preso circa il 75% dei voti, la Bindi il 14%, Letta l’11%; gli altri due hanno ricevuto suffragi da prefisso telefonico.
I fautori del Partito Democratico strombazzano ai quattro venti il numero dei votanti – 3.400.000 circa – comunque inferiore agli oltre 4.000.000 presi a suo tempo da Prodi.
Ma a parte il fatto che era possibile votare più volte, nello stesso comune (da 3 a 6 volte) com’è stato dimostrato sia da “Striscia la notizia” che da “il Giornale”, che all’interno del P.D. vi erano liste di candidati che si facevano la forca tra di loro e che la sinistra è sempre stata maestra nei brogli (basta pensare alla grande truffa del giugno 1946) occorre fare alcune considerazioni.

E’ pacifico che si è trattato di una farsa, perché l’unico candidato forte dell’appoggio dell’apparato dei due partiti (D.S. e Margherita) era Veltroni; gli altri si sapeva a priori che sarebbero stati indietro di molte lunghezze, come è puntualmente avvenuto.

Le vere primarie sono un’altra cosa. Prendiamo come termine di paragone quelle americane, dove vi sono più candidati, tutti in partenza più o meno dello stesso livello, con apparati e finanziamenti propri e fino all’ultimo resta in sospeso il nome del vincitore.

Nel nostro o per meglio dire nel loro caso, si sapeva a priori che avrebbe vinto Veltroni, l’unico a disporre di apparati e finanziamenti, che è giunto tranquillamente alla vittoria senza neppure uno straccio di dibattito interno.
Ma a parte il fatto che si è trattato di una vittoria scontata, è veramente il caso di esaminare le caratteristiche di Veltroni, presentato come il taumaturgo che per magia risanerà i mali dell’Italia e che con piglio sicuro si appresta a subentrare al povero Prof. Prodi il quale gode di una sfiducia e di una disistima ormai generalizzate.

Chi è veramente Veltroni, che ci viene presentato come l’uomo nuovo della politica italiana? Ha 52 anni, è in politica da sempre, è stato segretario nazionale dell’organizzazione giovanile del P.C.I., poi deputato al Parlamento, da 6 anni è sindaco di Roma.
Poco brillante negli studi, non si è mai laureato ed ha un diplomino di cineoperatore.
Ciò nonostante è stato addirittura Ministro della Cultura! E’ particolarmente abile nel fare discorsi poco impegnativi e privi di reale sostanza.
Così in occasione di un’intervista fatta il 13 ottobre dal “Corriere della Sera” ha detto tra l’altro: “Il voto di domenica realizza il sogno della mia vita … Comincia un’altra storia, un altro viaggio, con nuovi compagni e nuove rotte”.
Peccato che i compagni invece siano quelli di sempre.
E ancora altre frasi ad effetto: il P.D. costruirà “una democrazia più lieve e più veloce” (?).

Nella realtà il buon Veltroni, dopo essere stato da sempre comunista in ruoli direttivi, dopo il crollo del Muro di Berlino ebbe il coraggio di affermare che non lo era mai stato.
Come Sindaco ha preso una serie di iniziative cercando di coinvolgere quante più categorie è possibile, dalle notti bianche al Gay Pride, al festival cinematografico, ecc.
A parte questo non ha fatto molto per Roma, piena di centri sociali vezzeggiati e protetti, con un traffico caotico, un disordine in continuo incremento, con borgate fatiscenti ed una marea di stranieri clandestini.
Date queste premesse è ragionevole pensare che Veltroni, e con lui la sinistra, faranno un buco nell’acqua. L’unione realizzata nel nuovo partito degli ex P.C.I., con la ex sinistra democristiana, che ha loro consentito di occupare in modo pesante tutte le istituzioni, dalla presidenza della repubblica, a quella dei due rami del parlamento ed allo stesso governo, non creerà nulla di nuovo e grazie al ricatto permanente esercitato dalle sinistre estreme aggraverà le condizioni di questa povera Italia.

Il P.D. alla sua sinistra dovrà ora fronteggiare sia la nuova cosa rossa alla quale tendono Rifondazione Comunista, il P.d.C.I., i verdi e la Sinistra democratica di Mussi, sia la nuova Costituente socialista alla quale ha aderito lo SDI di Boselli, nonché frazioni socialiste con Bobo Craxi, Angius (proveniente dai D.S.), Formica ed altri.