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CARI COMPAGNI...


autore: 
Raffaele Angiolillo

E poi quelli della Margherita, e quelli dei Verdi, e quelli di Rifondazione e quelli di tanti altri partiti minori che si sono dati appuntamento a Firenze per la “tre giorni” sulla conferenza programmatica.
Sotto l’insegna dell’Ulivo li ha riuniti al Palacongressi il candidato premier Romano Prodi. Subito qualificatosi come leader politico; e non amministratore straordinario come, qualche giorno prima, suggeriva Carlo De Benedetti, presidente della Cir, in un’intervista fiume rilasciata al Corriere della Sera.
Un’ingerenza considerata del tutto fuori luogo secondo alcuni; la provocazione di un uomo di potere della finanza per gli altri.
Al microfono del palco si sono succeduti personaggi ed aspiranti di ogni variopinta girandola di partiti, sindacalisti, movimenti, filosofi, consiglieri italiani e stranieri, imprenditori, attori, pensatoio fiorentino, studenti, massaie e chi più ne ha più ne metta. E quando ha preso la parola il Professore, già profondamente democristiano e uomo di Chiesa, l’uditorio è rimasto sconcertato all’esordio con le parole “Cari compagni, grazie per la vostra generosità”.

Ma i compagni non sono pure i comunisti atei e mangiapreti?
Se così fosse, e quindi? Tutti quanti, comunque, si sono sentiti protagonisti e già vincitori delle prossime elezionipolitiche. I sondaggi,anche per lo stesso riconoscimento dell’antagonista Silvio Berlusconi(e lui è uno che crede ai sondaggi) in effetti assegnano qualche punto in più alla coalizione del centrosinistra. Bisogna, però, pur sempre essere convinti che le statistiche in Italia sono come le ciambelle. E le ciambelle non sempre riescono col buco.

Tuttavia il lavoro della conferenza programmatica, organizzata dalla Quercia, ha raggiunto perlomeno lo scopo di fare parlare un po’ tutti gli appartenenti ai molteplici strati della nostra società italiana, di occupare le prime pagine dei giornali ed essere presenti sulle Tv di Stato e commerciali.
Anche se in via definitiva il programma,che porta il nome prevalentemente di Pierluigi Bersani, non dice come faranno gli Italiani a sbarcare il lunario, ad arrivare alla fine del mese con una busta paga - in media - di mille euro; anche se non dice come ritornaread essere competitivi con le esportazioni; anche se manca un’idea chiara e concreta per far uscire l’Italia dallo stato di precarietà in cui è caduta. E, forse, ecco perché l’atmosfera che si respirava all’interno del Palacongressi era di un grande ufficio di collocamento: tutti alla ricerca di un qualcosa.

Dall’assegnazione di un dicastero alla promessa di un incarico seppure di secondo piano.
Come Woody Allen allegorico e drammatico, persistente ed illusorio: ma l’americano è un attore!
Ci sarà, infine, vera alleanza fra i Ds e la Margherita?
Ed il neo partito nato fra Boselli ed i Radicali? I quali hanno fatto già capire che daranno battaglia all’elettorato cattolico ed alla Chiesa. Tante, tante sono le contraddizioni fra gli aspiranti alla formazione del nuovo governo che ancora non c’è.
Opportuno sarebbe che nell’agone politico si pescasse “Stella e Corona”, lista per il Re, super partes e pure garante di atti politici ed amministrativi.
Una lista che deve essere sentita non soltanto in funzione dei numeri di oggi, come logica consiglierebbe.
Ma come capacità di portare alle urne migliaia e migliaia di elettori, monarchici e non, che hanno ingrossato il numero degli astenuti e delle schede bianche. E si sa che talvolta bastano pochi voti per spostare l’asse della bilancia da una parte o dall’altra.