Nato al Castello di Racconigi il 15 settembre 1904, morto a Ginevra il 18 marzo 1983.
Figlio di S.M. Vittorio Emanuele III Re d’Italia e della Regina Elena nata Petrovich Niègosch, Principessa Reale di Montenegro.
Ha sposato a Roma l’8 gennaio 1930 S.A.R. Maria Josè di Saxe Coburgo Gota, Principessa Reale del Belgio.
Ha avuto quattro figli: S.A.R. Principessa Reale Maria Pia, nata a Napoli il 24 settembre 1934; S.A.R. Vittorio Emanuele Duca di Savoia, Principe di Napoli, attuale Capo della Real Casa di Savoia, nato a Napoli il 12 febbraio 1937; S.A.R. Principessa Reale Maria Gabriella, nata a Napoli il 24 febbraio 1940; S.A.R. Principessa Reale Maria Beatrice, nata a Roma il 2 febbraio 1943.
Fin da giovanissimo fu affidato alle cure del Governatore Ammiraglio Bonaldi che sovrintese alla Sua educazione, nella quale gli studi storici, giuridici, economici e di carattere tecnico si accompagnavano all’istruzione religiosa e militare.
Da bambino si recò più volte con l’Augusto Genitore Vittorio Emanuele III in visita al fronte, durante la Prima Guerra Mondiale.
A quattordici anni entrò nel Collegio Militare di Roma.
A 17 anni fu iscritto al Corso Allievi Ufficiali di Complemento per l’Arma di Fanteria e assegnato al 1°
Reggimento Granatieri di Sardegna.
Promosso Sottotenente prestò servizio nel 1° e 2° Reggimento Granatieri.
A 21 anni, superati brillantemente gli esami finali presso l’Accademia Militare di Modena, fu promosso Tenente in servizio attivo e destinato al 91° Reggimento Fanteria di stanza a Torino.
Nel marzo 1929 venne promosso Colonnello ed assunse
il comando del 92° Reggimento Fanteria.
Nel frattempo si era anche laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Bologna.
Percorse successivamente tutti i gradi militari fino a quello di Maresciallo d’Italia.
Dotato di profonda cultura, appassionato ed esperto di studi storici e numismatici, aveva la dimensione morale e fisica dei personaggi carismatici; chi Lo incontrava ne avvertiva la eccezionale personalità e ne serbava un magnifico ricordo.
Di animo buono e gentile, di intelletto agile e pronto, di cuore saldo e generoso, suscitava una simpatia istintiva commista ad un senso di devota ammirazione.
Dotato di memoria prodigiosa, a distanza di anni era in grado riconoscere chi aveva incontrato in precedenti occasioni anche tra migliaia di persone.
Diede sempre esempio didignità e di moderazione.
In ogni occasione si comportò coraggiosamente: così allorchè subì un attentato a Bruxelles e durante la guerra di liberazione, quando l’Esercito degli Stati
Uniti Lo propose per un’altissima decorazione al valore militare che rifiutò.
Dimostrò notevoli doti di statista durante il periodo nel quale assunse la Luogotenenza del Regno e successivamente quando divenne Re, fedele al Suo programma: “autogoverno di popolo e giustizia sociale”.
Dopo aver vinto il referendum istituzionale, benchè
avesse contro tutti i partiti, fu sconfitto dai brogli elettorali avallati dal governo.
Dimostrò la propria magnanimità scegliendo la via dell’esilio, anzichè quella della guerra civile.
Ricevette in cambio odio e calunnie.
Ma Egli che finchè visse fu e si considerò Re di tutti gli Italiani, non volle mai diventare capo di una fazione, e affrontò con dignità ed onore 37 anni di esilio mantenendo costanti contatti con gli Italiani e visitando ovunque le nostre comunità all’estero.
Volle essere seppellito con l’uniforme da Maresciallo d’Italia.
Ha lasciato un ricordo incancellabile.