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IL PROGRAMMA DELL'ALLEANZA MONARCHICA


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Italia Reale

L’Alleanza Monarchica considera la caduta del muro di Berlino un avvenimento storico fondamentale, che ha dato inizio ad una nuova era per l’umanità.
Questo fatto storico ha messo in moto un meccanismo molto complesso, che va ben oltre la stessa liberazione dei Popoli dell’est.
Ha messo in discussione lo stesso modo di pensare la modernità ed è, quindi, necessario ripensare la nostra società, “coronandola di speranza”, progettando la Monarchia futura, come possibile scelta di popolo, a completamento di un vasto programma di rinnovamento sociale.
In questo senso i monarchici di Alleanza Monarchica vogliono contribuire a costruire la nuova Italia, fedeli ai loro valori, che possono coesistere anche in una società repubblicana, nell’ambito di uno Stato finalmente pacificato. L’Europa, con le sue Monarchie accanto alle repubbliche, ci insegna proprio questo. Il problema dell’ora presente, soprattutto dopo l’abrogazione dell’esilio per i Principi di Casa Savoia, è quello di mantenere viva, nel dibattito culturale e politico del Paese, una “questione monarchica”.
Per fare ciò è indispensabile uno strumento politico che permetta l’elezione di monarchici “a viso aperto” (secondo una bella definizione data da Re Umberto II agli uomini di “Stella e Corona”).
Scendere in campo con un programma politico che sappia aggregare interessi diversi intorno al nostro simbolo non significa costituire “il partito del Re”. Il Re non ha partito. Per sua natura è al di sopra delle parti, anche di un Partito monarchico.
Significa affermare, nella Società, quei valori tradizionali ed il principio di legittimità, che dovrebbe sempre informare la legge, i codici, le costituzioni, di qualunque società, in qualunque epoca, a qualunque livello, finanche in sede amministrativa.
Il progetto politico di Alleanza Monarchica deve essere quello di far capire che lo Stato non può essere il frutto di un contratto sociale o la fonte di valori etici, bensì la naturale prosecuzione delle Famiglie, dei Comuni, delle Comunità di lavoro, per far riscoprire il vero senso delle autonomie, ricchezza e patrimonio comune di tutti, in una società che veda la legittima Autorità in alto, garante delle molte libertà in basso.
Opporre la concreta unità di popolo all’astratta unità della Nazione, la Patria allo Stato degli esattori e dei burocrati, la lealtà ed il coraggio delle idee alle ipocrisie degli astrattismi ideologici e dei ribaltoni.

UN PO’ DI STORIA

Nel 1946 Re Umberto II firmò il decreto che avrebbe sottoposto a referendum popolare la questione istituzionale “Monarchia - repubblica”, con ciò dimostrando lo spirito tollerante e democratico di una Monarchia che si era affermata attraverso i plebisciti ed il risorgimento di un popolo che, grazie a Casa Savoia, aveva conosciuto, per la prima volta dopo la caduta dell’Impero romano, la propria unità sotto una stessa bandiera e un’unica legge. La repubblica, affermatasi non senza discussioni e più che fondati dubbi, rispose introducendo nella propria costituzione la pena dell’esilio e l’art. 139, con il quale si ha la pretesa di imporre al Popolo italiano una forma istituzionale, in modo indiscutibile ed eterno.
Durante la battaglia per il Referendum il giovane deputato Enzo Selvaggi fondò il PDI (Partito Democratico Italiano). La sua eredità venne, poi, raccolta dall’On. Alfredo Covelli e dal Comandante Achille Lauro che, insieme, fondarono il PNM (Partito Nazionale Monarchico), trasformatosi in seguito, nel PDIUM (Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica).
Col simbolo di “Stella e Corona” (il Partito venne definito da Re Umberto: una forza attiva al servizio della Patria e della libertà) i monarchici ebbero un punto di riferimento nei consigli comunali, provinciali, regionali e in parlamento, sino a quando il Partito non decise di confluire in altra formazione politica, nel febbraio 1972.
Alleanza Monarchica nata nel 1971 quale corrente interna del Partito che si opponeva alla sua scomparsa, continuò, da allora, la sua azione politica, indipendente e autonoma, caratterizzata dalla fedeltà alla Dinastia Sabauda che, nel corso dei secoli, ha affermato il proprio “progetto italiano”, da quando Emanuele Filiberto trasferì la capitale da Chambery a Torino, per proseguire con Vittorio Amedeo III che, nel 1795, in occasione della prima campagna in Italia di Napoleone, lanciò un proclama a tutti i popoli italiani per una difesa comune, nel rispetto delle singole identità. Quella necessità “di intesa” fu poi realizzata con il Risorgimento, ove l’opera mediatrice ed equilibratrice della Dinastia si fece sentire, tesa ad evitare eccessi ed estremismi.

MONARCHICI PERCHE’

Alleanza Monarchica considera del tutto artificiale la divisione degli schieramenti politici in destra, centro e sinistra. Questi termini, ideologici ed astratti, impediscono di comprendere i veri problemi della società e separano il popolo da una classe politica sempre più lontana. Noi siamo per una concezione della politica non astratta, nè settaria.
La Monarchia, in effetti, permette di mantenere i legami tra il popolo e la classe politica. Il Re è veramente al di sopra delle parti, delle regioni, degli interessi, proprio perchè, a differenza di un Presidente della repubblica, non viene eletto da una fazione o da un accordo di fazioni, ma trae il proprio potere direttamente dalla legge e dalla storia.
Il Re garantisce la continuità dello Stato, al di là delle battaglie, dei cambiamenti elettorali e delle vicissitudini politiche.
I governi cambiano, mentre il Re rimane al suo posto.
La Dinastia incarna la storia di una Nazione. Il Re svolge un ruolo di arbitro nei conflitti di interesse che contrappongono forze sociali e gruppi politici.
Il Re incarna un punto di riferimento visibile della giustizia ed è il miglior garante della sua imparzialità.
Con la Monarchia il necessario decentramento può essere attuato senza timore che venga meno il riferimento allo Stato. Alleanza Monarchica propone di ripartire le competenze amministrative e politiche tra Comuni, Province e Parlamento.
Quest’ultimo dovrà essere composto di due Camere, rappresentative, l’una delle forze politiche e l’altra delle realtà locali. In questo quadro, anche alla luce di una politica di risparmio, dovranno essere abolite le Regioni che si sono dimostrate carrozzoni politici, atti a moltiplicare in periferia i difetti del Governo centrale.
Dovranno anche essere abolite le Prefetture, nella considerazione che le comunità locali non hanno bisogno di controllori burocrati e di poliziotti ma di liberi rappresentanti che possano comunicare al Governo centrale le necessità del territorio. Le Province dovranno essere riviste territorialmente e dotate di nuovi e più ampi poteri, tenendo conto delle realtà operanti dei corpi e/o ordini intermedi.
Con i sistemi elettorali che si vanno affermando, il popolo è sempre di più considerato come un’entità astratta e lontana, da chiamare a ratificare decisioni già prese.
Le imposizioni verticistiche di candidati, la attribuzione dei Collegi elettorali, come veri e propri feudi moderni, stabiliscono una omologazione delle coscienze e delle idee che imprigiona il dibattito, trasforma la politica in qualcosa di elitario e determina sempre maggiori percentuali di cittadini a non partecipare al voto. Dovrà essere garantita la più ampia rappresentatività alle idee ed ai programmi della gente.

PRIORITA’

L’Alleanza Monarchica considera nel suo programma politico prioritaria l’abrogazione dell’art. 139 della Costituzione per il quale la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione. Tale articolo oltre che antidemocratico, è offensivo nei confronti delle attuali e delle future generazioni che non possono nè devono essere incatenate dal vincolante pensiero di chi le ha precedute.
I costituenti nell’imporre oltre mezzo secolo addietro, il loro volere a chi sarebbe venuto dopo di loro hanno tentato di limitare la possibilità di decisione e di scelta di tutte le successive generazioni come se le stesse non fossero in grado di decidere per loro conto.
L’Alleanza Monarchica ritiene prioritaria altresì ogni democratica iniziativa ed azione diretta alla tumulazione nel Pantheon in Roma dei Re Vittorio Emanuele III e Umberto II e delle Regine Elena e Maria Josè.

POLITICA ESTERA

Dopo la caduta del muro di Berlino il ruolo internazionale dell’Italia è necessariamente mutato, perchè gli alleati di ieri possono essere i nemici di domani e viceversa.
Per affrontare la nuova situazione internazionale, complicatasi dopo gli attentati dell’11 settembre, è necessario perseguire un nuovo indirizzo in politica estera così articolato:
1) Completamento del processo di unificazione europea (con esclusione di Russia e Turchia, la prima perchè per numero di abitanti, potenzialità enormi e imprevedibilità della sua politica, avrebbe una eccessiva influenza sull’unione europea, la seconda perchè appartiene all’Asia sotto il profilo etnico, geografico e religioso), conservando l’identità delle Patrie. In questo contesto, il ruolo di una Monarchia diviene insostituibile, proprio in previsione di una concreta Unione Europea, al fine di garantire l’identificazione dei Popoli.
2) Riforma del Patto Atlantico, in modo da rafforzare l’unità di indirizzo tra Europa ed USA. Solo un duraturo e coerente Accordo di stabilità “Transatlantico” può garantire pace e sicurezza.
3) Riforma dell’ONU e dei principi fondamentali del diritto internazionale, ciò al fine di poter affrontare le nuove sfide della guerra asimmetrica, cioè quella scatenata da reti economico- criminali non territoriali le quali, di per sè stesse, sfuggono all’applicazione del diritto internazionale attuale.

QUALE EUROPA

Alleanza Monarchica è favorevole all’Europa dei popoli ed è nettamente contraria ad un’Europa che si sta formando sulla base degli interessi dei grossi finanzieri e delle lobbys economiche.
L’Europa non può essere concepita soltanto come un grande mercato, atto a favorire la produzione- consumo di beni e servizi, quale punto di partenza verso un mondo unificato dagli interessi delle multinazionali che basi i rapporti umani solo sulle leggi del mercato. L’Europa è nata col rifiuto di ogni Fede. Non è più unita dalla comune matrice romano- cristiana ma dal rifiuto della Fede. E’ il trionfo delle concezioni volterriane, per cui non deve essere concessa alcuna libertà a tutti coloro che vengono identificati come nemici della libertà. Alleanza Monarchica si batte contro la affermazione del “pensiero unico”, caro ai partiti e movimenti di sinistra, ed alle grandi lobbys economiche che vogliono imporre la globalizzazione delle idee, oltre che del mercato, insegnando che i popoli, le identità, le culture, le religioni appartengono al passato.

MONDIALISMO E GLOBALIZZAZIONE

Alleanza Monarchica, ponendosi dalla parte dei più deboli e dei più poveri, intende rappresentare e sostenere l’identità dei Popoli, l’identità delle singole culture, l’identità della persona umana, unica nella sua specificità ed individualità, e difendere, così, la dignità del lavoro, unico e vero capitale individuale e collettivo, da opporre ad un capitalismo sfrenato, strumento feroce dei poteri forti della globalizzazione. Alla repubblica universale è necessario opporre tradizione e Monarchia.
Alleanza Monarchica propone di mutare la logica che organismi come il fondo monetario internazionale, la banca mondiale e l’organizzazione mondiale del commercio impongono attraverso i prestiti ai Paesi più poveri che debbono accettare piani economici precostituiti che li rendono ancora più poveri e schiavi degli organismi economico-finanziari internazionali i quali amplificano i debiti e globalizzano la povertà.
In questo senso l’Alleanza Monarchica ritiene che il vero problema non consiste tanto nel chiedere il condono dei debiti esteri dei Paesi poveri, bensì l’abolizione del meccanismo che moltiplica questi debiti.
Opportuni investimenti in loco, sull’esempio dei progetti e delle realizzazioni agricole del Duca d’Aosta in Somalia, volti a favorire lo sviluppo dei Paesi del terzo mondo ed a fornire strumenti per progredire ed essere autosufficienti, risolverebbero moltissimi problemi anche legati all’emigrazione.
Il meccanismo dei prestiti, autentici capestri per le economie povere, deve essere modificato e, così, occorre ridare alle banche centrali dei singoli Paesi la possibilità di creare denaro.
Impedire tutte le situazioni monopolistiche, sia nella concessione dei prestiti, sia nel movimento delle merci. In pratica occorre ridare alla politica il controllo dell’economia, attraverso il riconoscimento delle funzioni primarie dei singoli Stati che, soli, possono, con il recupero dei valori tradizionali, favorire e programmare lo sviluppo economico ed il progresso sociale dei propri cittadini.

RIFORME ISTITUZIONALI

Occorre riformare lo Stato dalle sue fondamenta, restaurando lo stato di diritto imperniato su:
- autorità e prestigio dello Stato
- separazione netta tra i poteri dello Stato, garantendo l’indipendenza della Magistratura
- riduzione del numero dei deputati da 630 a 315; nuovo assetto del Senato attraverso una scelta più rappresentativa di tutte le categorie e che eviti di essere un doppione della Camera.
Una scelta, naturalmente, non secondo un modulo corporativo
- conservare l’abolizione delle immunità parlamentari e sancire l’incompatibilità fra l’incarico di deputato o senatore e quello di membro del governo e di altri mandati in pubbliche amministrazioni.

FAMIGLIA

Alleanza Monarchica propone uno Stato fondato sulla sovranità e l’autonomia della famiglia che, oggi, non è più padrona, neppure in casa propria.
1) detassare la proprietà familiare;
2) sviluppare la politica della “sussidiarietà”, prevedendo incentivi per quei nuclei familiari che intendono accudire, nel loro interno, anche in forma associata, bambini ed anziani;
3) attuare una politica della vita, contro tutte quelle filosofie che ci hanno condotto alla concessione di sussidi per abortire e alla negazione di “sgravi” per i figli “a carico”;
4) regolamentare un rapporto effettivo tra istituzioni e rappresentanti della famiglia;
5) opposizione alla pornografia dilagante che uccide la famiglia e corrompe i giovani;
6) lotta ad ogni tentativo di equiparare alla famiglia (composta da 1 padre, 1 madre e figli) altre convivenze tra appartenenti allo stesso sesso (senza voler, con ciò, discriminare o perseguitare nessuno);
7) incentivare ed aiutare le piccole aziende a carattere familiare, ove la famiglia è soggetto attivo e proprietaria dei mezzi di produzione.
La famiglia deve essere messa nelle condizioni di recuperare il tradizionale potere fondato sulla proprietà, per riacquistare la propria identità e porsi, così, come soggetto, culturalmente ed economicamente forte, nella posizione di interlocutore dello Stato e delle realtà locali;
8) mettere le famiglie nelle condizioni di poter scegliere a quali scuole mandare i propri figli e quale educazione riservare loro.

DROGA

Alleanza Monarchica è convinta che la droga non si possa vincere con la droga.
La soluzione di questo gravissimo problema non è liberare o legalizzare il consumo e lo spaccio delle droghe, neppure di quelle così dette “leggere”. Chi è favorevole a tali politiche libertarie si inquadra in un ambito culturale “liberal progressista” tutto teso alla banalizzazione del male, atteggiamento, questo, che porta inevitabilmente alla depenalizzazione del crimine.

Le legislazioni permissive non hanno risolto il problema che deve essere combattuto sul piano culturale, attraverso idee forti da opporre ad una mentalità relativistica che è il vero crimine del nostro tempo, della quale i drogati sono vittime.
Alleanza Monarchica ritiene che compito dello Stato non sia quello di distribuire la droga ma di impedirne con tutti i mezzi e con totale fermezza la diffusione.
La depenalizzazione scardinerebbe il principio fondamentale secondo cui non è lecito drogarsi.

LAVORO

Alleanza Monarchica ritiene che non ci si possa rassegnare ai poteri forti delle multinazionali che vorrebbero trasformarci in tanti “polli da batteria”, in una Società uniformata nei gusti e nei consumi, ove anche il divertimento divenga uguale ed obbligatorio per tutti. Occorre salvaguardare la dignità dei più deboli e dei giovani, ai quali non può essere riservato un destino contrassegnato dalle tre parole: lavora, produci, crepa che, tanto le società ultracapitaliste come quelle marxiste, hanno riservato ai propri schiavi.
La nostra controrivoluzione deve essere di liberazione da questi monopoli oppressivi conservando, all’interno di un sistema “liberale” in politica e “misto” in economia, l’identità e la dignità personale del singolo cittadino. .
Alleanza Monarchica, pertanto, si batte per:
- partecipazione degli operai e dei lavoratori subordinati agli utili dell’azienda;
- sviluppo dell’azionariato popolare.
Occorre impegnarsi con tutti i mezzi, con tutte le risorse per la creazione di posti di lavoro stabili (e non solo temporanei), specialmente per i giovani e per le persone di mezza età che se perdono il lavoro non sono allo stato più in grado di ottenerne un altro.
Occorre eliminare dai posti di lavoro, specialmente pubblici, quanti timbrano il cartellino solo per incassare a fine mese lo stipendio, senza nella pratica esplicare attività utili, intenti a mimetizzarsi e rendersi indisponibili; i posti di lavoro che libereranno, andranno assegnati a persone che si rendano utili alla collettività.

PENSIONI

Alleanza Monarchica propone la modernizzazione del sistema pensionistico italiano, non più adeguato a far fronte ai mutamenti demografici e alle nuove esigenze della società e dei singoli cittadini. In particolare rileva come l’invecchiamento della popolazione con indici di sopravvivenza molto superiori rispetto al passato, e in presenza di una riduzione del numero dei lavoratori rispetto ai pensionati, in conseguenza di una drastica e costante riduzione dell’indice di natalità, comporti la necessità di una massa di risorse economiche più elevata al fine di garantire pensioni adeguate e sostenibili.
Alleanza Monarchica propone per risolvere tali problemi una politica attiva di promozione dell’occupazione e di lotta alla disoccupazione, politiche di sostegno alla famiglia volte ad incrementare il tasso di natalità, un’azione che favorisca il pensionamento in età avanzata in considerazione dei buoni livelli di salute in generale della popolazione compresa tra i 56 e i 70 anni, con lotta al lavoro sommerso e possibilità di cumulo tra il reddito da lavoro e quello da pensione.
Preso atto della cattiva gestione dei contributi versati dai lavoratori e degli sprechi dell’INPS, Alleanza Monarchica propone un riassetto di tale Istituto al fine di garantire maggiori livelli di efficienza ed una migliore gestione del patrimonio immobiliare che viene spesso svenduto o affittato a canoni di locazione irrisori al fine di agevolare i soliti privilegiati della repubblica italiana. Alleanza Monarchica propone che una quota pari al 70% dei contributi destinati alla gestione dell’INPS venga investita in fondi pensionistici privati, che spesso riescono a garantire rendimenti superiori a quelli pubblici, al fine di offrire i migliori trattamenti pensionistici possibili, e che i deputati e senatori ricevano rivalutazioni annuali dei propri stipendi e delle proprie pensioni al pari degli altri lavoratori in un’ottica di omogeneizzazione delle regole e di superamento dei privilegi a cominciare da quelli più abnormi.
Altre proposte in tema di pensioni sono:
1) Dare un contributo alle famiglie che assistono i propri anziani non autosufficienti, in quanto verrebbero in tal modo ridotti i costi di tale assistenza nelle strutture ospedaliere da parte dello Stato, oltre che per considerazione di aspetti di natura affettiva.
2) Pensione di reversibilità e indiretta (cioè quella che spetta quando il contribuente muore in età lavorativa) pari all’80% per il coniuge con un reddito pari o superiore ai 13.000,00 euro annui e del 100% qualora il reddito sia inferiore, in quanto il lavoratore ha versato in vita i contributi per maturare una pensione che in tal modo verrebbero “confiscati” dallo Stato.
3) Rimborso dei contributi versati per chi non arriva al minimo per ottenere una pensione: si arriva infatti all’ingiustizia che chi versa contributi e magari non ha raggiunto per poco il diritto ad ottenere la pensione minima abbia lo stesso trattamento pensionistico di chi non ha mai versato contributi.
4) Lotta alla discriminazione nel mercato del lavoro in base al sesso e all’età, agevolazioni per le donne durante la gravidanza e nei primi mesi di vita del nascituro, e riconoscimento del ruolo del padre con possibilità di interrompere l’attività lavorativa nel primo mese di vita del nascituro, in una politica di tutela e sostegno della famiglia.
Alleanza Monarchica propone al Parlamento italiano ed a quello europeo lo studio dei sistemi pensionistici delle Monarchie parlamentari di Regno Unito, Olanda e Giappone in quanto si sono rivelati abbastanza efficienti nel garantire pensioni sicure e sostenibili, al fine di elaborare il modello pensionistico più adatto alla realtà italiana ed europea in vista di un coordinamento su scala europea delle politiche sulle pensioni.

FISCO MENO SPRECHI = MENO TASSE

Il contribuente italiano lavora per lo Stato da gennaio ad agosto (8 mesi su 12). Chi deve consegnare oltre il 50% di ciò che produce ad un padrone, smette di essere una persona libera e diventa uno schiavo.
Combattiamo sprechi, privilegi, burocrazia, persecuzione fiscale, modulistica incomprensibile, giungla retributiva, legislazione contraddittoria, carrozzoni politici, pressione fiscale insopportabile: vogliamo semplificare un sistema fiscale che ha prodotto circa 200 tasse e 15.000 leggi. Alleanza Monarchica individua solo 5 tasse (sui redditi delle persone fisiche, delle società, imposta sul valore aggiunto, una tassa cumulativa sui servizi pubblici e una tassa cumulativa locale o comunale).
Detassare completamente la prima casa e le proprietà che non producono reddito, ad iniziare dall’insopportabile ICI.
Detassare i redditi d’impresa reinvestiti nello sviluppo aziendale.
Detassare completamente con eliminazione anche delle imposte di trascrizione sugli immobili, le “successioni” tra parenti, sino al sesto grado.
Eliminare qualunque presunzione di reddito negli accertamenti. Semplificare l’odioso modello unico.
Eliminare il sostituto d’imposta. Introdurre agevolazioni per le famiglie italiane, in modo da tener conto delle spese sostenute per il mantenimento del nucleo familiare, con particolare riguardo alle necessità di vita e a tutte quelle attività, legate al principio di pura sussistenza.
Attuare il principio: meno tasse + circolazione di denaro = maggiori investimenti + benessere per tutti. Ridurre le aliquote IVA, consentendo maggiori detrazioni per il pagamento dei relativi servizi: più detrazioni saranno consentite, maggiore gettito d’imposta si otterrà da parte dei prestatori d’opera.
Stimolare l’imposizione indiretta. Regolamentare la materia fiscale con un nuovo testo unico che abroghi tutte le norme precedenti.
Determinare il pagamento di tutte le imposte e tasse in una data precisa, eliminando i versamenti di acconti ma permettendo ai contribuenti di versare gli importi in modo dilazionato. Pervenire ad una reale tutela dell’azionariato minimo.

SCUOLA

Negli ultimi trenta-quarant’anni si sono abbattute sulla scuola italiana numerosissime riforme, a volte strumentali o fini a se stesse, che non prefigurano tutt’ora un disegno d’insieme, se non in modo apparente, come è la cosiddetta riforma dei cicli scolastici, da Berlinguer alla Moratti.
Alleanza Monarchica ritiene che tali sollecitazioni debbano finire perchè impediscono lo sviluppo della riflessione e dello studio, che sono la base della coscienza civile del cittadino. Inoltre solo dalla riflessione possono nascere riforme graduali e utili, non legate ad una specifica temperie politica-sociale e di parte.
Il problema di fondo della scuola è che lo Stato liberal- progressista si è arrogato il monopolio dell’insegnamento, non per formare delle persone, attraverso un progetto educativo e dei valori da tramandare, ma per creare semplicemente un cittadino tipo, sradicato dalla sua appartenenza religiosa e dalle identità culturali che gli provengono dalla condizione familiare e sociale.
Lo Stato tende, infatti, ad eliminare ogni specificità per forgiare il cittadino-elettore ideale, di una democrazia ideale, perfetta e bipartitica. Anche il bipartitismo, infatti, elimina le differenze e le singole identità che disturbano i padroni della politica e dell’economia, ai quali deve essere garantito il potere di fare i propri affari e di considerare i popoli come polli da batteria.
Lo studente di tale scuola deve essere condotto a fondere la propria volontà individuale in una volontà collettiva, dove anche il divertimento sia uguale ed obbligatorio per tutti.
Negli anni 1960 e 1970 simili indirizzi hanno permesso ai cattivi maestri di costruire un sistema di corruzione sistematica dei giovani, all’interno della scuola, attraverso l’insegnamento diffuso alla trasgressione. Simili sciagurati hanno creato danni irreversibili, con l’assecondare i problemi, anzi con il considerare atteggiamenti e mode, anche perverse, come manifestazioni di orgoglio e tendenze di gruppo (drogarsi in compagnia non va considerato reato).
Detto tutto questo, ci pare che la “riforma Moratti” tolga la scuola allo Statopadrone, per consegnarla ai nuovi padroni delle lobbys economiche. Visti gli esempi americani è come cadere dalla padella nella brace. Ogni concezione democratica (come ogni riforma scolastica) non può prescindere dal considerare lo Stato e la Società come enti, organizzazioni di servizi che devono offrire mezzi appropriati - quindi differenziati occasioni di sviluppo, di crescita culturale, professionale, civile per i singoli cittadini; perchè l’uomo non è una realtà “accidentale”, non è il prodotto di una categoria o di una classe sociale; ha una sua coscienza autonoma, una responsabilità personale verso la società presente e futura o verso Dio, se è credente. Finora si sono mortificati gli interessi, le motivazioni dei ragazzi; non si sono dati i mezzi necessari per favorire le scelte secondo le proprie inclinazioni: si è creata una scuola demotivata sia per gli allievi, sia (almeno in parte) per i docenti.

SANITA’

L’attività sanitaria è, o deve tornare ad essere, un servizio.
Il medico e il para-medico non devono mai dimenticare che si deve saper servire. Il Principe non lo andiamo a cercare a Palazzo: è la persona sofferente che abbiamo di fronte.
La salute è un diritto di ogni essere umano (nato o non ancora nato). L’intera popolazione deve essere tutelata da un servizio sanitario pubblico efficace ed efficente diffuso su tutto il territorio. La doverosa necessità di economizzare e razionalizzare le risorse va coniugata con tale esigenza. Ogni persona deve poter scegliere liberamente tra sanità pubblica e sanità privata.
La libera concorrenza contribuisce a migliorare la qualità dei Servizi offerti sia dall’una che dall’altra parte, a tutto vantaggio della persona sofferente.
Con l’allungarsi dell’età media della popolazione diventa inevitabile dotare meglio il Servizio Sanitario di Unità di Assistenza e Terapia Domiciliare che permettono all’anziano di non lasciare il suo ambiente domestico, incoraggiando così anche la famiglia a prestare assistenza laddove è possibile, riducendo costosi ricoveri e ricreando quel tessuto di solidarietà sociale e famigliare che è stato cardine e forza del nostro popolo.
Le migliori strutture ospedaliere in varie Nazioni del mondo civile sono dirette dal servizio sanitario militare. Sarebbe auspicabile potenziare tale Servizio anche in Italia. In particolare caricando di maggiori responsabilità la Marina e l’Aeronautica.

GIUSTIZIA

Alleanza Monarchica è d’accordo sulla necessità di dividere le carriere dei magistrati tra “inquirenti” e “giudicanti”. Dovranno anche essere ben divise le funzioni dei Giudici civili e penali. Propone, inoltre, di ripristinare per i giudici la carriera per merito, abolendo ogni scatto automatico di avanzamento. A questo proposito propone l’introduzione di un concorso per diventare Magistrato di Cassazione.
Occorre inoltre opporsi alla “cultura” che tende alla banalizzazione del male, per arrivare alla depenalizzazione del delitto. Occorre ridare fiducia ai cittadini attuando una seria politica contro la criminalità dilagante.
Eliminare ogni indulgenza nei confronti dei criminali attuando:
1) effettività e certezza della pena;
2) riconquista allo Stato del controllo sul territorio, attraverso il potenziamento e coordinamento delle Forze di polizia;
3) individuazione di maggiori poteri per i Sindaci e per le Forze dell’ordine attribuendo a queste la possibilità di un’attività investigativa preventiva, evitando dipendenze troppo rigide dalla Magistratura;
4) rigore contro l’immigrazione clandestina;
5) recupero per i tossicodipendenti e pene severissime per gli spacciatori;
6) lotta decisa e dura al raket e all’usura;
7) revisione delle “legge Gozzini” che ha aperto le porte del carcere a pericolosi delinquenti, attraverso l’uso dello “sconto di pena”;
8) abolizione del “mercato” del patteggiamento della pena nel processo penale;
9) riabilitazione dei detenuti, creando carceri adeguate e favorendo attività lavorative (anche retribute) e di interesse sociale, come il recupero ambientale, senza, ovviamente, sconti di pena o i benefici di libertà condizionata o vigilata.
La giustizia civile dovrà essere depurata dall’eccessivo formalismo procedurale che paralizza il processo e il diritto delle parti ad ottenere il riconoscimento di un diritto. Snellimento delle procedure e maggiore autonomia alle parti nella fase istruttoria, al fine di favorire effettive possibilità transattive delle liti.
E’ assolutamente indispensabile che i Magistrati non facciano politica. I Magistrati in carica che intendono candidarsi ad elezioni politiche o amministrative devono presentare le proprie dimissioni e cessare la propria attività dall’Ordine Giudiziario tre mesi prima che tali elezioni vengano tenute.
I Magistrati dimissionari non possono, anche in caso di mancata loro elezione, venir reintegrati nell’Ordine Giudiziario.
I Magistrati in carica non possono partecipare a manifestazioni di carattere politico pena la loro sospensione dalle funzioni, senza stipendio, per sei mesi. Le pene detentive e pecuniarie nei confronti di Magistrati in carica, per reati commessi nell’espletamento delle loro funzioni, devono venire raddoppiate.

DIFESA

La nostra Patria, posta in una posizione altamente strategica nel bacino del Mediterraneo, è da lungo tempo membro autorevole della N.A.T.O.
Le sue FF.AA. sono additate da tutte le Nazioni quale esempio di duttilità e di serietà, sono ammirate per le elevate doti morali e la spiccata umanità unita alla rara efficienza con cui portano a termine i compiti assegnati nonostante le spesso enormi carenze logistiche ed economiche di cui da tempo soffrono l’Esercito, la Marina Militare e l’Aeronautica Militare. La storica posizione dell’Italia sia nell’Organizzazione Atlantica sia in Europa rendono indispensabile una nuova considerazione delle FF. AA., non più come mero strumento di difesa del territorio metropolitano, ma come moderna forza di proiezione degli interessi nazionali e come concreto contributo alla stabilità mondiale.
Per assurgere a questo nuovo ruolo le FF.AA. italiane necessitano di una profonda ristrutturazione, sia nei mezzi che nelle dotazioni e nella logistica, che non può prescindere dall’adeguamento della spesa militare agli standard minimi delle altre Nazioni europee e della N.A.T.O.
La scelta di eliminare la leva in favore della professione militare deve essere supportata da una equipollenza delle carriere dei soldati in servizio permanente a quelle delle forze di polizia; inoltre i quadri dovranno vedere riconosciuta la loro professionalità con la possibilità di accedere, su richiesta o allo scadere della ferma minima, alle cariche equipollenti dell’amministrazione statale.

ESERCITO

L’Esercito italiano è chiamato sempre più spesso a collaborare in operazioni all’estero sia sotto l’egida della N.A.T.O. sia sotto la bandiera delle Nazioni Unite. Per questo motivo devono essere adeguate agli standard delle altre Nazioni la mobilità (potenziando la dotazione di mezzi terrestri moderni, sia cingolati che ruotati) e le dotazioni individuali. I mezzi aerei e gli elicotteri devono essere ammodernati e messi in condizione, sia dal punto di vista tecnico che logistico, di fornire adeguato supporto alle forze terrestri in ogni condizione geografica e climatica. Grande attenzione dovrà essere posta nell’adeguamento culturale del soldato italiano, sia dal punto di vista della conoscenza delle lingue che della conoscenza della legislazione internazionale.
Le Forze Speciali (Folgore, San Marco, Alpini, Lagunari, ecc.) dovranno essere potenziate sia dal punto di vista numerico che da quello delle dotazioni, mantenendo al contempo gli elevatissimi standard di selezione e preparazione che le hanno caratterizzate sin d’ora.

MARINA MILITARE

Per la nostra Marina Militare si è reso pressochè obbligatorio per la sua stessa sopravvivenza un urgente programma di rinnovamento del naviglio, sia d’altura che subacqueo. In attesa del varo di nuove unità di costruzione italiana, allo scopo di riempire i vuoti generati dal notevole incremento delle missioni avutosi negli ultimi anni, può essere presa in considerazione l’ipotesi di acquistare navi e battelli da altre Nazioni della N.A.T.O. Di fondamentale importanza è l’ammodernamento e l’incremento dei mezzi aeronavali, sia ad ala fissa che rotante. Il notevole successo e l’universale apprezzamento ottenuto nelle più recenti missioni all’estero suggeriscono di ampliare, sia in termini di uomini che di dotazioni la componente anfibia della Forza Armate, aumentando il numero dei reggimenti e il numero delle basi a loro disposizione.

AERONAUTICA MILITARE

L’Aeronautica Militare necessita di un profondo rinnovamento, dovuto sia all’usura che all’invecchiamento dei mezzi attualmente in linea di volo. La nuova minaccia del terrorismo mondiale suggerisce il potenziamento della capacità di sorveglianza e di difesa del nostro spazio aereo, tramite l’accrescimento e la rilocazione delle brigate aeree di caccia e di intercettazione, ma allo stesso tempo si deve incrementare la capacità di proiezione della forza armata, con il potenziamento e l’accrescimento delle brigate aeree di trasporto e l’acquisizione di nuovi aerei da carico. I reparti di soccorso aereo, a fronte dei sempre più numerosi successi conseguiti negli ultimi anni, devono essere potenziati e dislocati su tutto il territorio nazionale.
La necessità di proiettare la nostra forza aerea in missioni oltremare fa tornare d’attualità il progetto, a suo tempo abbandonato, di dotare anche l’Aeronautica Militare di un reparto di truppe aerotrasportate, con compiti di sicurezza e prevenzione negli aeroporti e nelle basi logistiche e di preparazione e bonifica di piste di decollo, sia in Patria che all’estero.

GUARDIA COSTIERA

La necessità di difendere le nostre coste dalle nuove minacce manifestatesi negli ultimi anni, suggerisce di elevare la Guardia Costiera al rango di Forza Armata, dotandola di statuto e regolamenti simili a quelli dell’Arma dei Carabinieri. Per garantire una maggiore sinergia ed un più efficace pattugliamento delle coste, si ritiene utile abolire la componente navale della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza in favore di un loro conferimento alla Guardia Costiera, potenziandone anche la dotazione di naviglio d’altura al fine di permettere il pattugliamento anche oltre il limite delle acque territoriali. Allo stesso tempo dovrà essere potenziata la componente aerea, sia per compiti di soccorso che di pattugliamento ed interdizione.
I quadri ed i marinai della Guardia Costiera, pur provenendo dalle scuole militari della Marina Militare, avranno un adeguamento delle carriere e dei poteri pari a quello delle altre forze di polizia.

CARABINIERI

L’Arma dei Carabinieri, nell’approssimarsi della fine della leva, deve essere potenziata nell’organico e ammodernata nei mezzi e nelle dotazioni, soprattutto in quelle di alto valore tecnologico.
Deve essere dato maggiore impulso alla costruzione di nuove caserme ed all’ammodernamento di quelle più antiche, al fine di aumentare la presenza sul territorio nazionale.
L’Arma dei Carabinieri, in virtù del suo ruolo di polizia militare, manterrà la componente navale, sia pure ridotta in favore della Guardia Costiera, mentre sarebbe opportuno potenziare il reparto aerotrasportato (1° Reggimento “Tuscania”), eventualmente elevandolo a Brigata ed unendo sotto lo stesso comando gli altri reparti speciali dell’Arma.

ASSOCIAZIONI D’ARMA

Le numerose Associazioni d’Arma presenti sul territorio, oltre ad essere un’importante testimonianza di affetto e di apprezzamento degli Italiani nei confronti di tutte le FF.AA., svolgono un’indispensabile funzione di cerniera tra i cittadini in armi e la popolazione civile.
Numerosissimi sono gli iscritti alle Associazioni d’Arma in grado di svolgere ancora un importante servizio alla comunità; in vista anche dell’abolizione del Servizio di Leva Militare diventa quindi di vitale importanza potenziare le Forze di Completamento e le Forze della Riserva. La “Riserva Nazionale”, sull’esempio di altre Nazioni europee e della N.A.T.O., deve diventare una componente operativa delle FF.AA., permettendo ai militari in congedo delle varie Armi di farne parte (a richiesta) e di partecipare a costanti e periodici richiami, al fine di dotare la Nazione di una componente militare da utilizzare in alternativa o in supporto alle Forze Armate in servizio permanente, sia per emergenze dovute a calamità naturali che per ordine pubblico, sia nel caso di indisponibilità dei reparti in servizio permanente (ipotesi sempre più frequente negli ultimi anni a causa delle numerose “missioni” all’estero).
Le Forze di Completamento invece devono diventare un vero e proprio “serbatoio” da cui le FF.AA. potranno attingere personale specializzato per momentanee necessità e/o personale in congedo ma in grado, per capacità dimostrata e/o per esperienza di servizio, di sostituire completamente il personale in servizio permanente, al fine di garantire un adeguato ricambio dei reparti impiegati in operazioni in Italia ed all’estero.
Come accade attualmente, al personale facente parte della Riserva Nazionale ed a quello inserito nelle Forze di Completamento, deve essere garantito sia il posto di lavoro, in ambito pubblico che privato, sia la prosecuzione delle carriere. In caso di partecipazione a concorsi indetti da enti pubblici, far parte della Riserva nazionale o delle Forze di Completamento costituirà titolo di merito.

IMMIGRAZIONE

Alt all’immigrazione selvaggia. Potranno ricevere il permesso di soggiorno in Italia solo gli extracomunitari che dispongano di un posto di lavoro fisso e di una abitazione.
Coloro che assumeranno lavoratori extra-comunitari per prestazioni stagionali, dovranno loro garantire lavoro ed abitazione per tutto l’anno, oppure il rientro nel Paese d’origine alla cessazione del lavoro.
Occorre favorire in primo luogo il ritorno degli Italiani che si trovano all’estero e dei loro discendenti, ed in secondo luogo favorire l’immigrazione di europei che hanno in comune con noi radici e cultura.

AGRICOLTURA

L’Agricoltura, compresi l’allevamento del bestiame e la produzione del latte, sono penalizzati in Italia a causa di mancata tutela da parte di precedenti Governi e dei pesanti costi di gestione.
E’ assolutamente necessaria una decisa azione del competente Ministero in sede comunitaria per dare ai prodotti italiani maggior protezione, nonchè l’attuazione di misure dirette a ridurre i costi di lavorazione e conseguentemente a rendere competitivi i nostri prodotti rispetto a quelli degli altri Paesi dell’Unione Europea.

L’ITALIA MINORE E LA QUESTIONE RURALE

Piccoli Comuni e mondo agricolo rappresentano un patrimonio di valore enorme, oggi in crisi, per le politiche europee che colpiscono i piccoli produttori, allevatori, pescatori, artigiani, a favore delle multinazionali che tendono a detenere il controllo alimentare, per gestire in modo monopolistico gli indirizzi politici e la vita dei popoli.
La cultura rurale necessita di un vero e proprio manifesto politico che rivaluti e difenda le realtà delle nostre campagne e dei piccoli borghi (oltre 6.000 in Italia) non soltanto da intendersi come centri di sviluppo per l’agricoltura.
Lo scontro tra città e campagna può rappresentare una contrapposizione tra due modelli di vita.
Ebbene, piuttosto che urbanizzare le campagne, occorrerebbe portare la campagna nelle città. Alleanza Monarchica è contraria sia a considerare l’ambiente naturale della campagna come un “santuario sotto vetro”, sia a considerarlo come uno spazio per interventi produttivi e di sfruttamento che possano minarne le caratteristiche fondamentali.
I piccoli Comuni devono rientrare in un vasto progetto di riforma costituzionale, atto ad individuare, come punto di riferimento iniziale, per la collettività, proprio il Comune, per poi passare alla Provincia e, quindi, allo Stato.
Partendo dal presupposto che le risorse proprie dei piccoli Comuni sono minime, è necessario un intervento dello Stato che individui una serie di agevolazioni finanziarie, considerando che i piccoli Comuni agricoli assicurano alla Nazione, innanzitutto, l’indipendenza alimentare.
Attraverso nuovi strumenti finanziari, come il projectfinancing, i piccoli Comuni potranno ricoprire un ruolo da protagonisti, ben coordinando gli interventi delle tre figure del finanziatore, promotore e attuatore dell’iniziativa. Occorre anche intervenire affinchè i finanziamenti dello Stato, come accaduto per quelli destinati alle Comunità Montane, a seguito della legge del 1997, non vengano usati quasi esclusivamente per pagare i funzionari. La burocrazia uccide ogni iniziativa. Alleanza Monarchica propone che venga attuata una delega, da parte del Governo, per studiare le norme particolari, necessarie agli enti locali minori, attraverso la ricerca delle particolarità che danneggiano i piccoli Comuni.
Basta con Comuni a due velocità! Alleanza Monarchica propone: agevolare le iniziative dei privati che intendono finanziare opere pubbliche (project financing); eliminare l’obbligo del pagamento IVA sui mutui contratti dai piccoli Comuni per finanziare le opere; reintrodurre mutui a totale carico dello Stato, entro limiti da individuare per legge; rinegoziare i mutui già contratti dai piccoli Comuni; mantenere aperte tutte le scuole, indipendentemente dal numero degli scolari; premi di insediamento per i nuovi residenti o per chi inizia in un piccolo Comune un’attività economica; mantenere servizi decentrati ed incentivare i Consorzi tra Comuni; i bimbi nati fuori Comune, nell’ambito della Provincia, potranno essere iscritti all’Anagrafe, come nati nel Comune di residenza dei genitori; rivoluzionare i criteri di distribuzione degli aiuti finanziari per opere e interventi, in modo tale che prescindano all’esclusivo criterio demografico (sino ad oggi, infatti, i Comuni più popolati hanno avuto più finanziamenti, mentre quelli con minore popolazione e, quindi, con risorse proprie minime rispetto ai costi, sempre meno).

DIFENDI LA NATURA

Contro un ambientalismo, inteso come una nuova religione panteista e neopagana, rappresentata da esaltati salutisti, occorre recuperare, nella difesa dell’ambiente, il senso della tradizione: rispetto per ciò che ci è stato trasmesso dalle generazioni che ci hanno preceduto.
Difendere il “Creato” per difendere l’uomo, contro ogni forma di strumentalizzazione politica di un ambientalismo usato solo per porre vincoli alla proprietà ed all’iniziativa privata, talmente esasperati da poter essere rispettati o, talvolta, impunemente violati solo dalla grande industria e dalle multinazionali.
Attuare una seria politica di sviluppo compatibile, nel senso che ogni affermazione di progresso deve tener conto dell’ambiente: difendere il “Creato”, per salvaguardare la vita dell’uomo, nella considerazione che il mondo intero appartiene a Dio e non può essere profanato. Riportare il verde nelle grandi città: piantare faggi contro l’inquinamento, per aumentare i metri quadrati di verde per abitante (in Italia abbiamo una media di 3,7 mq. contro i 70 di Londra, i 90 di Vienna, i 100 di Stoccolma).
Ciò sara possibile attraverso la progettazione di piani urbanistici che permettano di collegare tra loro tutti i polmoni verdi di ogni città con percorsi pedonali e ciclabili. Concentrare aiuole e giardini. Recuperare i cortili, le aree dismesse, le fasce di rispetto FF.SS., le aiuole degli svincoli autostradali. Attuare veri e propri interventi di forestazione urbana. Per la realizzazione: incentivare gli interventi dei privati come sponsor delle nuove aree verdi e come volontari per la manutenzione.
Occorre porre in essere una lotta all’inquinamento da rumore, alla luce della coesistenza tra abitanti ed attività industriali, stabilire, con legge, che ogni superficie industriale (capannoni, magazzini, uffici, spazi espositori) allestisca sul tetto o ai confini dell’area giardini pensili e barriere verdi.

BIOTECNOLOGIE

L’attaccamento al suolo che ogni giorno calpestiamo ed il rispetto della natura, per Alleanza Monarchica, ha un solo nome: identità della Patria. Per questo siamo contrari agli impersonali mercanti della materia vivente che, in nome degli affari, confondono bandiera e tradizioni. Noi siamo per salvaguardare la dignità della persona umana e rispettare gli equilibri naturali.

PRODOTTI NAZIONALI

I monarchici non vogliono far parte di un’Italia povera nell’ambito di una prospera Europa; di qui l’assoluta necessità di incentivare e privilegiare i prodotti nazionali, artigianali, industriali e agricoli, favorendone il consumo in Patria e l’esportazione all’estero.

Il programma dell’Alleanza Monarchica al quale hanno lavorato in particolare l’Avv. Massimo Mallucci, l’Avv. Michele Forino ed il Sig. Marco Passeri, è stato integrato dai medici Dottori Alberto Foracchia, Luigi Petrone e Roberto Tomau (per quanto concerne la “Sanità”), dai Prof. Giuseppe Baldoni e Michele D’Elia (“Scuola”), dal Sig. Antonio Battaglia (“Pensioni”) e dal Sig. Alfredo Turi (“Difesa”).