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PARLIAMO DI SINISTRA (E ALTRO)


autore: 
Renzo Giraudo Bes

Ha fatto più chiasso di una bomba al plastico la pubblica filippica di Nanni Moretti contro i capi della sinistra italiana, accusati in blocco di essere una massa di incapaci, che porteranno tutto lo schieramento alla rovina se non verranno sostituiti in tempo. Son cose che tutti sapevano già, ma sentirle dire da un regista che è da sempre schierato con la sinistra fa un certo effetto.

E l’effetto è stato devastante soprattutto a sinistra, dove il caos preesistente è diventato totale. In quell’area affollata di partiti, partitini e gruppuscoli ciascuno si schiera contro tutti gli altri e intanto si dilania al proprio interno, senza produrre uno scampolo di idea, un brandello di strategia, un pizzico di programma. Il guaio è che nemmeno Nanni Moretti saprebbe chi mettere al posto dei dirigenti che vorrebbe cacciare.

Veltroni? Si è messo in disparte da solo salvandosi dal naufragio sulla poltrona di Sindaco di Roma. D’Alema sembra ormai la brutta copia del sosia che lo imitava a “Striscia la notizia”. E il povero Fassino, detto “grissino” rischia di sbriciolarsi appunto come un grissino sotto il peso della segreteria dei DS. Quanto a Rutelli, l’unico che crede ancora in lui è lui stesso.

Gli altri capi della Margherita sono più inconsistenti ancora dell’inconsistente Rutelli e la Margherita stessa avvizzisce, dilaniata da tensioni interne. Non parliamo di Cossutta, che assomiglia sempre più alla mummia di Lenin, nè dei verdi che rischiano di morire d’inquinamento politico. Una classe dirigente di ricambio non c’è; questa è la verità nuda e cruda. Ai margini, per ora, della coalizione di sinistra, l’astuto Bertinotti aspetta e intanto raccoglie i cocci: qualche sondaggio lo dà già al 10 per cento dei consensi a detrimento dell’Ulivo. Intanto si allunga su tutta la sinistra l’ombra di Cofferati. L’uomo dagli occhi a mandorla si appresta a lasciare la segreteria della CGIL, ma ha tutta l’intenzione di rimanere un protagonista della vita nazionale; potrebbe quindi aspirare alla guida di tutta la coalizione di centrosinistra. Però difficilmente saprebbe modernizzarla, visto che in questi anni ha fatto della CGIL il sindacato italiano più retrogrado. Secondo alcuni la sinistra dovrebbe accordarsi con Bertinotti e raccattare quel che rimane (poco e screditato) dell’Italia dei Valori di Di Pietro.

Altri invece pensano che questo sia un espediente disperato, ma inefficace, perché indurrebbe molti elettori moderati a disertare il centrosinistra. Non esprimeremo un nostro giudizio su queste ipotesi, non fosse altro perché non ce ne importa proprio nulla. Nè tenteremo di descrivere tutto quello che sta succedendo a sinistra perchè è praticamente impossibile districarsi in quel caos, che d’altra parte cambia configurazione con una velocità tale che nemmeno i telegiornali confezionati in tempo reale riescono a starci dietro. E poi in fondo non ne vale la pena.

In questa situazione la navigazione del Governo di centrodestra può continuare tranquilla nemmeno disturbata dalle bordate antiberlusconiane sparate a vanvera dalle sinistra. Però sotto la superficie delle acque si muovono delle correnti che conviene tener d’occhio fin da ora. Alleanza Nazionale, divisa in molte e a volte rissore correnti, può forse ristabilire l’unità interna, ma difficilmente riuscirà a definire un propria identità distinta da quella della coalizione. Ancor più nebulosa appare da sempre l’identità di Forza Italia, la cui forza principale di coesione e di attrazione è il successo e l’organizzazione verticistica che fa capo a un solo uomo: Berlusconi. CCD e CDU, impegnati nel patetico tentativo di riesumare la DC, non hanno in realtà niente da dire. Quanto alla Lega, obbligata a starsene tranquilla (se si stacca dal Polo fa la fine di Di Pietro) si gode le poltrone conquistate in quella che una volta era “Roma ladrona” e che ora è tornata ad essere l’indiscussa capitale d’Italia. Tutti quanti sono impegnati allo spasimo nella corsa alla lottizzazione (vedi vicenda della dirigenza RAI) degna della prima e della seconda repubblica; sempre ammesso, beninteso, che questa versione sia la seconda e non la terza repubblica: purtroppo, a differenza della Francia, noi non abbiamo un’autorità che definisca la numerazione ufficiale delle repubbliche.
Come si vede, anche a destra non mancano motivi di incertezza, che potrebbero a lungo andare dar luogo a conflitti e a divisioni. E’ bene rendersene conto già adesso, anche se a qualcuno può sembrare troppo presto per dirlo.