Se si vogliono fare delle considerazioni un po’ raffinate sui risultati elettorali bisogna analizzare i dati, cioè i numeri. E’ quello che abbiamo cercato di fare, allo scopo di arrivare a delle conclusioni obiettive, non influenzate dalle prime impressioni o dai nostri sentimenti. Tranquilli, però: numeri ne daremo pochi, perchè sappiamo che suscitano noia, ma esporremo quasi soltanto le conclusioni alle quali siamo arrivati. Dobbiamo però premettere alcune precisazioni, quasi altrettanto noiose dei numeri, ma indispensabili.
Abbiamo confrontato i dati del 13 giugno 2001 con quelli del passato; e poichè il confronto va fatto su dati omogenei, abbiamo preso come dati di riferimento quelli delle politiche del 1996, trascurando le consultazioni intermedie. I due dati sono omogenei perchè le percentuali di votanti sono simili e più alte della media e perchè la natura delle due consultazioni produce effetti analoghi sui partiti: per esempio, nelle politiche AN e la Lega Nord prendono tradizionalmente più voti che nelle amministrative o nelle elezioni europee. Abbiamo inoltre basato le nostre considerazioni sui risultati dell’elezione della quota “proporzionale” della Camera dei deputati, nella quale gli elettori possono esprimere liberamente le loro scelte politiche, il che non avviene nel sistema maggioritario. La prima cosa che salta agli occhi è che il gruppo di partiti facenti parte della Casa delle Libertà distanzia notevolmente il gruppo ulivista, mentre nel maggioritario la forbice si restringe notevolmente: in altre parole il modo di votare influenza gli elettori e, nel caso del maggioritario, favorisce le sinistre (se la forbice fosse stata solo un po’ più stretta la vittoria del centrodestra sarebbe stata messa in forse, perchè nel maggioritario molto dipende non dal numero, ma dalla distribuzione dei voti nei collegi).
Stringiamo un po’ il nostro campo d’indagine: nella Casa delle Libertà avanza solo Forza Italia; tutti i suoi alleati perdono terreno. Alleanza Nazionale retrocede, perdendo 3 punti percentuali; più o meno altrettanti ne perde il Bian-cofiore, che però incassa una pesante sconfitta, perchè così si dimezza addirittura; la Lega Nord subisce una disfatta, lasciando sul terreno il 60 per cento del suo elettorato di cinque anni fa. Si è detto, e anche noi ci abbiamo creduto all’inizio, che i perdenti avessero ceduto voti a Forza Italia; ciò è vero solo in parte: l’incremento di Forza Italia non compensa le perdite dei suoi alleati. Prendiamo il caso del Piemonte (sul Piemonte abbiamo avuto la possibilità di fare un’analisi molto accurata del voto; e forse varrebbe la pena farla anche per le altre Regioni): nella regione subalpina AN, Biancofiore e Lega hanno perduto complessivamente più di mezzo milione di voti (pari al 52 per cento del loro patrimonio elettorale del 1996); Forza Italia ne ha ricuperati solo 262.000 (incremento del 41 per cento circa). Il saldo finale è di meno 250.000 voti per la Casa delle Libertà. Sembra di poter concludere che la sconfitta degli alleati di Berlusconi è irrimediabile, almeno per quanto riguarda Lega e Biancofiore.
Nell’Ulivo sconfitto i più disastrati sono i diessini: ridotti al 16,6 per cento e quasi raggiunti dall’eterogenea coalizione di partitini della Margherita, hanno perduto il prestigio che gli rimaneva e l’egemonia sul centrosinistra, che ha nuovamente scelto come proprio leader l’usurato Rutelli. Per di più i DS sono alle prese con il problema di trovarsi un nuovo Segretario perchè ora gli manca anche quello. Invece è appassito prima ancora di fiorire il Girasole; e gli utili idioti del PCdI (Cossutta) non sono nemmeno più utili. Fuori dei due principali schieramenti si salva solo Bertinotti, che ha due qualità, la tenacia e la coerenza, ma ha un irrimediabile difetto: è comuni-sta. Di Pietro si sgonfia come una gomma bucata, D’Antoni rimane fermo sulla griglia di partenza con il motore spento e i radicali rimangono a digiuno di voti. Ciò viene interpretato come una piena adesione degli Italiani al sistema bipartitico, dimenticando che la legge elettorale obbliga di fatto gli elettori a schierarsi per l’uno o l’altro polo, pena la dispersione del voto.
Un’altra forma, ancora più grave, di distorsione dei risultati elettorali è dovuta al fatto che la distribuzione dei collegi sicuri è affidata ormai a due minuscole oligarchie, che possono definire a priori, senza aspettare il responso degli elettori, i rapporti di forza fra i vari partiti. In forza del metodo oligarchico la Lega ha una rappresentanza parlamentare e l’Italia dei Valori no, pur con lo stesso numero di voti; e il Biancofiore, con un numero minore di voti (3,2 % contro 3,9) ha uno squadrone imponente di Deputati e Senatori. Ed è grazie a questo che i perdenti della Casa delle Libertà possono cantare vittoria con le parole di Fini (traduciamo dal forbito linguaggio del Presidente di Alleanza Nazionale): “E’ vero abbiamo perduto voti, ma abbiamo ottenuto più seggi, i soli che contano. I voti degli elettori non contano niente!” Già, quando restituiranno a noi elettori il pieno diritto di voto?