Un pallido sole, che scomparirà tra poco dietro un velo di nuvole, tenta di scaldare l'aria frizzante del Lago di Bourget. I pullman degli Italiani arrivano alla spicciolata, scaricano la gente e poi tornano al parcheggio di Chindrieux. Sono più di venti, provenienti in gran parte dal Piemonte; solo l'Alleanza Monarchica di Torino ne ha organizzati quattro, con più di 200 persone, ed ha dirottato i monarchici in soprannumero su altri trasportatori. Le automobili private vengono fermate nell'ampio parcheggio in riva al lago e gli occupanti vengono trasportati all'Abbazia con delle navette. I personaggi più importanti raggiungono la chiesa in elicottero o con il battello che attraversa il lago di Bourget.
La presenza della Gendarnierie francese è imponente. Si teme infatti un attentato dei terroristi baschi al Re di Spagna e le misure di sicurezza sono minuziose e ferree Proprio per questo motivo !a maggior parte della gente viene tenuta a distanza e deve raccogliersi in un prato attrezzato con posti di ristoro e con un maxischermo televisivo. Nella chiesa entra soltanto una parte degli insigniti degli Ordini dinastici e delle Guardie d'Onore, con un numero limitato di persone autorizzate. Con tutto ciò il tempio è ben presto gremito.
La bara della Regina giace a terra, niore nobilii£m, nella Cappella di destra, davanti alla targa che ricorda Re Umberto Il. E' coperta dalle Bandiere belga e italiana ed è vegliata da due giorni dalle Guardie d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon.
I rappresentanti delle Famiglie Reali europee si dispongono nel transetto di destra, di fronte alla Famiglia Reale italiana. Ci sono il Re Juan Carlos di Spagna, i Reali Alberto e Paola del Belgio, i Granduchi Jean e JosephineCharlotte del Lussemburgo, il Principe Alberto di Monaco, la vedova dello Scià di Persia, Farah Diba, il figlio di Costantino di Grecia e altre rappresentanze di Case Reali, dal Marocco alla Giordania, all'Etiopia e all'Egitto.
Per i Governo italiano è presente l'Ambasciatore d'Italia a Parigi, Federico Di Roberto ed è la prima volta che un rappresentante ufficiale dello Stato partecipa ad una simile manifestazione; ai tempi del funerale di Re Umberto Il la sedia riservata al Governo italiano era rimasta desolatamente vuota. Mescolati tra la folla parlamentari, Sindaci ed Assessori, alcuni dei quali non sono nemmeno riusciti ad entrare in chiesa. Ci sono i Gonfaloni della Regione Piemonte e della Valle d'Aosta, quello della Città di Torino, ecc. oltre ai labari dei Bersaglieri e degli Alpini. Una impeccabile delegazione di Crocerossine rende omaggio alla loro antica Ispettrice Maria José. Prima che inizi la cerimonia risuonano sommessi i canti di montagna del Coro degli Alpini, secondo la volontà espressa dalla Regina. Poi il feretro viene trasferito ai piedi dell'altare, portato da sei Guardie d'Onore; lo seguono i Principi Vittorio Emanuele, Emanuele Filiberto e Marina, le Principesse Maria Pia, Maria Gabriella e Maria Beatrice, il Duca Amedeo d'Aosta, con i figli Aimone e Bianca e la Consorte Silvia. Tra i nipoti della Regina Elisabetta de Balkany, Asaea Reina, Sergio e Michele di Jugoslavia. Risuonano sotto le auguste volte le note solenni dell'Inno Sardo.
Concelebrano la S.Messa l'Arcivescovo di Chambéry, il Vescovo di Monaco Mon& Joseph-Mane Sardou, che è il Gran Cappellano degli Ordini dinastici di Casa Savoia, e il Nunzio Apostolico in Svizzera, che rappresenta il Vaticano e che leggerà il caldo messaggio di condoglianze inviato da Sua Santità Paolo Giovanni Il a "S.A.R. il Principe Vittorio Emanuele". Nel rito si alternano l'italiano, il latino e il francese. Tocca a Mons. Sardon commemorare la figura di Maria José, donna straordinaria, tenace e volitiva.
La cerimonia si chiude al canto struggente di "Signore delle vette", quanto di più adatto per una Regina che ha amato come nessun altro le nostre montagne. Dopo un ultimo saluto ai nostri Principi i Reali di Spagna, del Belgio e le altre personalità si allontanano. Il servizio d'ordine della Gendarmerie si allenta un po'. Il Principe Vittorio Emanuele esce sul sagrato e con un megafono si rivolge commosso ai circa 2000 italiani che non hanno potuto entrare nella chiesa e che hanno sopportato il freddo con ammirevole compostezza, seguendo la Messa sul maxischermo, e li ringrazia per l'affetto dimostrato a sua Madre, scusandosi per l'impossibilità di averli tutti con sé nella Basilica, come avrebbe voluto. Ripeterà le stesse frasi poco dopo ai giornalisti che lo pressano da ogni lato, aggiungendo: "Cercate di comprendere i nostri sentimenti, Oggi non voglio fare altre dichiarazioni". Gli stessi concetti esprimeranno la Principessa Marina e il Principe Emanuele Filiberto ai cronisti di ogni parte d'Italia. Ora la gente può cominciare a sfilare lentamente davanti al feretro, e dare l'ultimo saluto alla Regina d'Italia.
Poi comincia l'odissea del rientro. Le navette riescono a smaltire solo lentamente la folla ammassata dietro le transenne. Molti sono stanchi, intirizziti ed esasperati per l'attesa che dura ore; c'è qualche diatriba e qualche spintone di troppo fra Italiani e Gendarmi. Solo a sera inoltrata riusciamo a ricomporre gli equipaggi dei pullman. Arriviamo a casa a notte fonda, portando nel cuore l'immagine splendente di Maria José quale era il giorno in cui diventò Principessa di Piemonte.